Home Parole e Poesia Dio è un’interconnessione operosa… o la supplica di un Cristiano

Dio è un’interconnessione operosa… o la supplica di un Cristiano

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di Michele Caccamo

 

Fratello mio, ciò che è tuo mi appartiene, perché proviene dalla pianta dell’unisono; perché anche io l’ho, nel mio futuro probabile, la tua matrice divina.

Tu senza toccarmi sei le mie mani e la mia pelle. Tu sei il mio bacio, la mia carne lacerata, sei il mio numero successivo, la radice o la fionda di partenza. Tu sei quella fascia nell’orizzonte che intende custodirmi, per abbraccio di fratellanza.

Tu sei il dolore dissolto, infine la lacrima tremante che mi commuove.

E quanto vorrei che rimanessimo innocenti e preservati dall’inferno: Dio ci ha dato delle condizioni stupende per la Vita, ma oggi sulla terra c’è un massacro di colpi per raggirare l’Insegnamento; per farsi bastare l’ingegno umano.

Dovremmo sgombrare, tutti quanti, e presentarci con il senno bruciato dinnanzi alla Luce del Tempo.

Noi dovremmo, tra le lune messe ai poli, allungare le braccia ed essere le croci del risveglio; dovremmo essere a uno a uno anime di raccoglimento, nelle colonie degli universi.

Noi siamo i pensieri irripetuti di Dio, e stiamo in questo mondo come fossimo delle farfalle disseccate. E aspettiamo che la morte riesca a decapitarci. Noi stiamo come fossimo corpi sanguinanti e pieni di gas, senza sapere che siamo l’eternità bloccata da Dio; che siamo una moltiplicazione di noi stessi, e la lingua perfetta dell’Amore. Che siamo la parte spoglia e bianca della Natura. Noi siamo eccellenti e dai vestimenti puri, la rinomanza della Bellezza.

Ma viviamo come cacciatori di montagna, e lasciamo impronte giganti dentro ai cuori. Non sappiamo riconoscere i terreni dei nostri fratelli, e facciamo cadere lenzuola di cera sui loro volti. Non sappiamo aprirci al profumo dello spirito, a quel campo grande e verde che ci riunisce.

È un anello celeste la vita, un melo senza peccato; non fosse che l’abbiamo inchiodata nella colpa, nel cipresso nero di ogni crimine, sarebbe l’eucarestia.

Facciamo allora saltare dalle nostre schiene la rogna della disumanità, per esserne immuni. Facciamo perdere le nostre tracce profane, e tutti i vestiti di lutto che ci sono stati imposti dalla modernità. Diventiamo figli della Gioia, invocando tutti d’accordo la comunione. Diventiamo aurore di braci e insieme Magi con nelle mani la Vita e la Luce. Entriamo così nel vuoto del cosmo, e avremo dentro alle anime l’ossigeno che esiste solo nella bocca di Dio.

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