Home Parole e Poesia Quell’onda forte, dentro al cuore di Mango

Quell’onda forte, dentro al cuore di Mango

1032
0
SHARE
Voto Autore

di Michele Caccamo

Allungo la mia mano. Come dovesse attraversare uno specchio magico; la spingo, forse per fedeltà religiosa. E sento che dall’altra parte hanno dato alle fiamme i carati assoluti, e che per davvero si potrebbe porre fine al tutto. Che adesso basterebbe sfregare soltanto un fiammifero per incendiare la terra. E che la cenere sarebbe più dolce della nostra vita.

E sento di non dovere per nessun motivo staccare la mano da quell’universo.

E sento il nardo dell’infinito uscire per primo nell’atmosfera.

Anche stanotte sento un vuoto, alla vista non è che una delle mie solite inguaribili rogne.

E allora parlo con te, che ho ammirato nobile nell’unica casa rimasta alla delicatezza: adesso proprio io, messo fra i tanti abitanti deboli, o tra i piccoli corpi appena usciti dall’uovo; crucciato per la mia stessa esistenza.

Pino, parlo con te che hai deciso di germogliare d’inverno come una rosa bella, con i bordi pieni di canditi.

Parlo con te che hai illuminato la tua morte come ne avessi già parlato con Dio. Come avessi saputo di poter assumere anche nell’aldilà le tue forme gentili.

Parlo con te, che hai sanato il canto umano con una vocalità messa in volo che ne vibravano le montagne: era pari all’armonia celeste la tua scala musicale, e il cielo l’attendeva perché non aveva più aria nelle sue vette.

Parlo con te che ci hai lasciato in mano la palla, e una tela smisurata da riempire.

Non ti sei voluto fermare qui, forse avrai pensato raccontassimo solo frottole e che la tua anima era già stata resa troppo fragile e nuda per rimanere.

Sei arrivato come un bel giorno, un tempo del verbo migliore; come una bontà. E hai unito i ponti contro le piene della mediocrità.

E non pensavi all’obbedienza del ritmo, alla sequenza consueta; ma ti ci alzavi nei falsetti e addosso ai tasti acuti, perché fosse un crescendo un’elevazione anche un semplice ritornello. Sei stato la volta luminosa sulla canzone italiana, lo strumento musicale fatto voce: in tanti ti hanno visto con gli occhi sbarrati per un accordo impuro.

Il tuo canto non aveva alcuna fatica, e sembrava si levasse fino al pianto, fino all’anima. Era la spugna lunare per i nostri sogni. Alto nella tonalità, come avesse una fonte comune con il cielo.

Sei rimasto del tuo oro dipinto, nel momento in cui la vita ti si spegneva. E avevi quell’uguale bellezza, come avessi capito fosse quello il comando della Volontà. E hai sentito il fuoco che scendeva, e altre braccia ai tuoi fianchi tenerti stretto. E una voce giurarti sulla necessità del Paradiso, di averti.

E nessuno ti ha potuto vedere mentre univi le mani al cerchio della luce, e volare lontano dalle voci e dai rumori, fiorente al di sopra del tuo pubblico.

E quanto eri bello, accanto agli angeli e senza corpo, poderoso e bianco.

Pino, quella sera hai sentito un’onda forte spezzarti il cuore. Allora hai inteso che la morte altro non è che una sciocchezza fisica.

Commento su FMD