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SHAWN MENDES, FIABA NATA DAL WEB CON UN TALENTO ENORME – ILLUMINATE Recensione

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Voto Autore
di Claudio Ramponi

Shawn Mendes, canadese, di padre portoghese e madre inglese, ha in comune con chi scrive il giorno di nascita (il che me lo rende immediatamente simpatico), ma di 42 anni più giovane (grande invidia).

Come in una fiaba dei giorni nostri è diventato famoso sul Web in seguito alla pubblicazione nel 2013 di alcune covers su Vine, ottenendo in pochi mesi oltre un milione di visualizzazioni grazie alle quali viene notato dal manager Andrew Gertler che gli fa firmare un contratto con la mitica etichetta discografica Island Records.

Il suo primo singolo “Life of the Party” entra nelle prime 25 posizioni della classifica statunitense di Billboard, facendolo così diventare a soli 15 anni il più giovane artista  mai arrivato tanto in alto con un singolo di debutto.

Il suo primo album “Handwritten” del 2015 é trainato dal singolo “Stitches” che entra nella Top Ten di Billboard, raggiungendo il primo posto nella categoria Pop Songs.

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Shawn Mendes – Treat You Better

Nel mese di settembre di quest’anno è stato pubblicato il nuovo album “Illuminate“, preceduto dal singolo Treat you better subito balzato all’ottavo posto della classifica e, successivamente, da ben tre singoli promozionali, nell’ordine Ruin, Three empty words e Mercy. Questi brani sono anche le prime quattro tracce dell’album.

Si comincia con “Ruin” una ballata blues che fin dall’intro riporta alla mente la sognante atmosfera di “Albatros” dei Fleetwood Mac, con una suggestiva parte di chitarra che continua a pennellare in sottofondo nella strofa, irrobustendosi nel refrain con una parte corale che ricorda il miglior Bryan Adams.

Testo piuttosto banale “Cosa pensi di me? Cosa provi ancora per me? Non sto cercando di rovinare la tua felicità, ma non ti accorgi che sono l’unico per te?

Mercy” è la seconda traccia, una strofa tranquilla su quattro semplici accordi, “guido nella notte per esserti vicino, non chiedo molto, solo che tu sia onesta con me“, che sfocia nel refrain cantato all’ottava superiore, sullo stesso giro armonico “abbi compassione di me, vacci piano col mio cuore, anche se non vuoi farmi male finirai per spezzarmi“; poi riprende il tutto prima dello special che si ripete due volte uguale all’ottava bassa prima e quindi all’ottava superiore, “consumando tutta l’aria nei polmoni, strappandomi la pelle dalle ossa, sono pronto a sacrificare la mia vita e lo farei con gioia anche due volte“, per poi tornare al refrain ripetuto fino al finale. Brano molto radiofonico.

Treat You Better” ricorda il testo della Beatlesiana “This Boy” (quel ragazzo non va bene per te, io ti tratterò meglio), giusto tre accordi per tutto il brano, con un ritmo mutuato dal reggaeton a rinforzare il refrain, ben eseguito e ben cantato (la voce di Shawn possiede un timbro subito riconoscibile e suona più robusta rispetto al primo album), pure questo molto adatto alla programmazione radiofonica ed i risultati si sono già ascoltati.

Three empty words” è introdotta da un semplice, ma intrigante, arpeggio di chitarra che cattura subito l’attenzione dell’ascoltatore, su cui s’inserisce la bella voce di Shawn per raccontare la storia di una coppia in crisi il cui rapporto si regge ormai solo sulle quotidiane abitudini:
vengo a prenderti alla stessa ora, al solito posto, percorrendo la solita strada. Parleremo della nostra giornata per cercare di riempire l’imbarazzante vuoto della serata, suoneremo le canzoni che ci piacevano, provando ad innamorarci di nuovo, senza sapere chi ha torto o ragione e senza più voglia di discuterne. Tiriamo avanti meccanicamente perché non possiamo aggiustare quel che si è rotto e lo so che fa male, ma me ne andrò per primo perché non posso continuare a dire queste tre parole prive di significato… [Î love you?]“.

Don’t be a fool” è uno dei brani più deboli dell’album, un terzinato stile anni ’60 la cui unica nota di rilievo é la padronanza del falsetto nel refrain  sulle frasi “And just know that I do” e “But I know that you’ll hurt“.

Like this” è un gospel in 6/8 con armonie che rimandano agli anni ’50, niente di nuovo ed anche la bella voce di Shawn poco può aggiungervi per destare l’interesse.

Decisamente più interessante dei due precedenti brani “No promises” inizia con un’ipnotica intro di chitarra su cui s’innesta la voce in primissimo piano per l’esposizione della strofa -“guardando fuori dalla finestra del mio hotel, troppe cose nella mente, forse dovremmo semplificare, non dobbiamo per forza decidere e non abbiamo bisogno di complicarci l’esistenza perché ci son già passato senza nemmeno dirlo” – per poi far posto ad un incalzante ritmo di rumba spagnola accompagnato dai cori in risposta ai quali svetta il perfetto falsetto di Shawn: “Ragazza, per piacere, nessuna promessa, che tanto non le manterremo e so come andrà a finire“.

Lights on” è introdotta da un riff di chitarra funky che marca il ritmo senza bisogno della batteria che infatti entra solo sulla ripresa e sul refrain. Canzoncina leggera all’insegna della tempesta ormonale che comprensibilmente scuote qualsiasi diciottenne in compagnia di una bella ragazza:
Dannazione, stai così bene coi vestiti addosso e non sto cercando di fare colpo troppo velocemente, ma non posso farci niente perché sei troppo bella. Non posso negare che desidero il tuo corpo, ma sono un signore e me la prenderò con calma perché sei cosí bella. Voglio amarti con le luci accese per tutta la notte, voglio scrutare ogni centimetro del tuo corpo perdendomi nei tuoi movimenti, stringendoti per tutta la notte“.

Honest” brano sulla falsariga del precedente, pure questo introdotto e sorretto da un riff di chitarra acustica ed un essenziale accompagnamento di percussioni su cui quali la voce spazia dal registro di petto al falsetto con molta fluidità e pregevoli intrecci ritmico-armonici:
Odio ferirti, ma devo essere onesto, non posso darti ciò di cui hai bisogno, meriti più di ciò che posso prometterti e sto solo provando ad essere onesto con te“.

Patience” brano la cui composizione non dev’essere costata molto sforzo, si regge giusto per la voce solista e gli intrecci vocali che però ricalcano modelli ritmici ormai triti, richiedendo all’ascoltatore una certa dose di… pazienza.

Bad reputation” è invece uno dei brani più interessanti dell’album, inizia direttamente con la strofa:
lei ha una brutta reputazione, torna a casa per la via più lunga, tutti i miei amici l’hanno vista nuda o così dicono, ma io so quel che loro non sanno“, solo voce ed un pianoforte a marcare gli accordi, rinforzati nella ripresa e quindi nel refrain da una sezione d’archi
Ma non m’importa quel che dicono di te, ragazza, non sanno quel che hai passato. Abbi fiducia in me, potrei essere l’unico a trattarti come una signora, lasciami vedere cosa c’è sotto, tutto ciò di cui ho bisogno sei tu“.
Forte e coinvolgente il bridge con un crescendo di intrecci vocali a sei parti che sfocia nel refrain finale prima di chiudere con la stessa frase iniziale affidat ancora solo a voce e piano.

Chiude l’album “Understand” un altro brano venato di gospel, arricchito da un coro a sottolineare la voce solista nella chiusura dei versi, oltre ad armonizzare le risposte, e da un interludio parlato: “Chiamo i miei amici dopo mezzanotte per ricordare loro che sarò sempre disponibile, ci si sente soli quando non c’è nessuno con cui parlare, ma è bello sapere che qualcuno ti pensa“.

In complesso un album più furbo che onesto, comunque gradevole all’ascolto, più muscoloso del precedente “Handwritten” che però era più fresco ed interessante, con soluzioni compositive più convincenti ed originali. Ma tutto ciò è abbastanza normale per un secondo album, specialmente ad un solo anno di distanza dal primo.

Restiamo in attesa con una certa curiosità di ascoltare la prova cruciale del terzo album sul quale in molti sono cascati in precedenza, anche i fantastici Police, giusto per citare un esempio eclatante.

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TRACKLIST “ILLUMINATE”

01. Ruin
02. Mercy
03. Treat You Better
04. Three Empty Words
05. Don’t Be A Fool
06. Like This
07. No Promises
08. Lights On
09. Honest
10. Patience
11. Bad Reputation
12. Understand

Nell’Edizione Deluxe ci sono altre 3 tracce

13. Hold on
14. Roses
15. Mercy (acoustic)

 

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Shawn Mendes – Mercy

 

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Claudio Ramponi

Claudio Ramponi
Cremona 08-08-1956
Comincia a studiare musica all’età di 8 anni presso la Banda Musicale Cittadina di Romagnano Sesia.
Nel 1971 forma il gruppo Pick-up con Franco Serafini e Claudio Allifranchini.
Nel 1973 sempre con i Pick-up collabora con l’Orchestra di Luciano Fineschi ed inizia a studiare basso e chitarra classica col M° Antonio Mastino.
Nel 1974 con i Museum inizia professione di musicista suonando nei principali dancing del Nord Italia.
Nel 1975 passa con i Fango (che cambieranno poi il nome in Fantastic Big Orchestra e quindi Fragola & Panna) restandoci fino agli inizi del 1978, dovendo interrompere causa servizio militare, prestato nella Fanfara della Brigata Alpina Taurinense in cui suona il trombone a coulisse.
Nel 1979 entra a far parte dei Panda appena prima della scissione del gruppo e con i fuoriusciti membri forma il gruppo Everest con cui registra per la PolyGram Italiana il singolo “Hey città / Park Hotel”.
Nel 1982 scrive gran parte dei testi per l’album di esordio di Franco Serafini, tra cui il singolo “Se ti va cosí”.
Nel 1984 si iscrive al Conservatorio Antonio Vivaldi di Novara dove studia contrabbasso per 2 anni col M° Giorgio Giacomelli e consegue la Licenza di Teoria e Solfeggio sotto la guida del Mº Gabriele Manca.
Dal 1986 al 1997 lavora come bassista freelance con diversi gruppi ed orchestre tra cui Kalliope, Working Brass, Cabarock, Diego Langhi Big Band, Claudio Allifranchini Big Band, Daniele Comoglio Quartet.
Collabora inoltre con la Vetriolo S.r.l. alla realizzazione di jingles pubblicitari in onda sui principali network nazionali.
Nel 1991 conosce Raffaele Fiore e con lui collabora alla realizzazione dei testi ed arrangiamenti oltre alla produzione dell’opera rock “4uattro” portata in scena in diversi teatri del novarese tra cui il Faraggiana di Novara, il Silvio Pellico di Trecate ed il Comunale di Oleggio.
Contemporaneamente collabora come polistrumentista con la Compagnia La Goccia di Novara per le rappresentazioni teatrali dei musical “Jesus Christ Superstar”, “Hair”, “Tommy” e diversi Concerti Tributo ai Beatles.
Inoltre si unisce, in qualità di corista, al gruppo A Fourty One che allestisce un mega tributo ai Queen con due gruppi contemporaneamente sul palco ed un coro di 20 persone, portato in scena in diversi palasport, teatri e locali di Piemonte e Lombardia tra il 1992 ed il 1995.

Nel 1997 si trasferisce a Tenerife, Isole Canarie, dove tuttora risiede esercitando la professione di musicista nei principali hotel.

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