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L’amore resta, l’intuizione circolare di Leandro Barsotti

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di Luisella Pescatori

Che Leandro Barsotti avesse dimestichezza con le parole e i toni morbidi dell’amore ce lo aveva già dimostrato con le sue canzoni: in quelle aperture di petto che intonano inni alla vita per un nuovo amore, o in quelle strozzature soffiate quando l’amore se ne è andato e resta la malinconia a dissimulare i ricordi.

Leandro Barsotti è un virtuoso del linguaggio amoroso: sa spiegare bene l’amore. Per lui non finisce mai, è anzi una coscienza in divenire, di più per Leandro Barsotti “L’amore resta”.

Autore, compositore e giornalista del quotidiano Il Mattino di Padova, Barsotti ha sempre dimostrato la sua confidenza con il corpo vocale degli innamorati.

E così, siccome nulla finisce ma tutto si trasforma, il suo romanzo “L’amore resta”, edito dalla casa editrice veneta L’Orto della Cultura, è la chiusa perfetta dei suoi canti d’amore. La sua canzone più lunga, quella circolare. Un viaggio intorno a un cerchio disegnato dall’amore. Il quarantacinquenne pubblicitario milanese Mister B., parte da Milano, dove lascia una donna M. e la loro relazione finita e si trascina al seguito di una missione umanitaria in Etiopia dove incontra Iman, una donna bellissima.

Nasce un amore travolgente sotto una pennellata di azzurro. Iman, del villaggio dei Gumuz, ha venti anni, la pelle nero pece e i capezzoli di un bruno violento. Sa di qualcosa di nuovo, sa di terra, di aria, di fuoco e di vento, sa di selvaggio. Ha negli occhi la scurezza di chi è pronto a morire anche subito se le regole del mondo lo hanno deciso.

Vive Mister B. nel villaggio per qualche mese adattandosi alla semplicità di una vita dura. La mattina si alza e, con i secchi di plastica, si incammina sulla strada del pozzo, per tre lunghi chilometri. Mangia  bacche, radici, verdure, beve latte di capra.

Ci sono piante di caffè, le donne lo tritano e lo mettono sul fuoco, mi piace di più di quello di casa mia.

Iman non sa leggere e non sa scrivere: la sua religione è animista e Mister B. per Iman, è l’esperienza inaspettata: un’energia che tutto purifica.

Il loro amore ha il fiato avvolgente. E un corpo animalesco. Ha un’unica anima e un solo linguaggio: quello universale e magico dell’amore.

In seguito il romanzo assume le tinte del giallo: per una mail d’amore scambiata per messaggio terroristico in codice.

Così oggi non andiamo da nessuna parte, non prendiamo la macchina o il treno o l’aereo, non ci serve nessun viaggio che riempia il vuoto. Oggi restiamo qui, e sarà come andare dappertutto.

E quindi, per via di quella perversa e ostinata fantasia degli inquirenti che troppo spesso sposano convincimenti e non prove provate, Mister B. viene arrestato con l’accusa di essere un eversivo e viene rinchiuso nel carcere di KailitKaliti, nei pressi di Addis Abeba, nella zona 8, quella dei dissidenti violenti e dei terroristi.  E mentre gli investigatori scavano nella sua vita, lui scava nei meandri della sua anima inseguito dai tormenti e dai dubbi dell’amore: di quello lasciato, di quello trovato. Un viaggio onirico dentro le urgenze dell’anima. Dentro quel suo canto circolare intorno alla parola Amore.

La narrazione ha un taglio decisamente giornalistico, soprattutto nelle cronache, è il suo mestiere e Borsotti lo sa dosare, con sapiente misura, lasciando spazio anche alla creatività, utilizza la grafica tipica dei contenuti social, con la trascrizione di post e commenti pubblicati sul profilo di Mister B. e di M., con tanto di pollici su.

È un romanzo che sa prendere il lettore: è un testo veloce, tiene il ritmo, è strutturato in brevi capitoli che guidano nella comprensione della storia, tra flashback e colpi di scena.

Il finale sorprende e sposa la giusta intuizione circolare di Barsotti: perché se è vero che tutto può finire, è vero anche che tutto può rinascere.

La prefazione è firmata da due autentici innamorati della vita e dell’amore: Alberto Salerno e Mara Maionchi che del loro amore ne hanno fatto, anche loro, una perfezione cricolare: profondamente si amano, litigano, ma sempre restano.

 

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Luisella Pescatori
Nella vita uno deve prendere presto coscienza di sé e sapere cosa perseguire, oltre ogni ragionevole ostacolo. A sei anni mi sono innamorata di Massimo Ranieri e senza sosta il mio giradischi arancione inghiottiva "Erba di casa mia", l'unica erba peraltro che io abbia mai assunto, anche negli anni a venire, ma che mi ha creato, parimenti, dipendenza. Da qui il mio sogno: un palcoscenico, un pubblico gli applausi e una grande passione per le operette che seguivo in televisione. Per gli esami di seconda elementare, ho imparato a memoria circa trenta poesie, da declamare alla commissione esterna: ammessa a pieni voti al triennio successivo. ​ I numeri non sono mai appartenuti alle mie determinazioni, ai miei interessi: non ho mai avuto un buon rapporto con loro se non attraverso le mia dita, fedeli complici nei compitini e davanti alla lavagna. Una colossale tonta numerica. Quando al posto dei numeri c'erano le lettere le cose andavamo bene, ero vincente. Nei temi in classe avevo sempre voti alti, ricordo un dieci per aver usato "parole difficili". La professoressa di matematica delle superiori apostrofava me e qualche compagna così: "Signorina lei è una capra", mi trovavo in una dimensione spazio temporale che non mi apparteneva: dov'ero finita? Per uno scherzo del destino: a ragioneria; davvero risuonava estranea alle mie inclinazioni, la materia, ma così era stato deciso. Le ore di tecnica bancaria erano le mie preferite: le parole avevano suoni duri e meccanici, e io mi divertivo a farle risuonare morbide fantasticando su anagrammi improbabili o ripetendole nella mente secondo il verso contrario. Concentravo la vista sullo squarcio di natura che la finestra concedeva, vedevo le lettere animarsi e come soldatini seguire un nuovo ordine. Avevo bisogno di isolarmi da quella materia priva di umanità e di emozioni. Fatto un bilancio: mi interessava altro. Menomale che a salvare la media arrivavano, puntuali, le eccellenze dal professore di italiano che intonava il controcanto, alle colleghe, invocando la salvezza per la "Creatura del Bene". Gli sono riconoscente: ha sostenuto e compreso il mio amore per l'Arte scrittoria. Indirizzo universitario Scienze Letterarie. Ma ancora una volta il destino orienta le scelte. Per me si apre il mondo del lavoro: segretaria contabile. Basta, era chiaro: dovevo fare qualcosa per salvarmi dai numeri. Mi avvicinai all'Arte recitativa. E venne il Teatro. E poi la scrittura.

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