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La valanga Secondary Ticketing non si placa. Ora arriva la Finanza, due inchieste e c’è chi abbandona Assomusica

La Finanza negli uffici di Live Nation Italia e Vivo Concerti per le indagini sul Secondary Ticketing, e Barley Arts abbandona Assomusica.

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di Francesca De Luisi

Gli uffici milanesi di Live Nation Italia e Vivo Concerti, le due agenzie di live promoting citate nell’inchiesta giornalistica sul Secondary Ticketing condotta da Le Iene (leggi nostri articoli di Stefano De Maco e Francesca De Luisi) sono stati perquisiti dai militari del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano.

Roberto De Luca, amministratore delegato di Live Nation Italia, e Corrado Rizzotto ex numero uno di Vivo Concerti e ora amministratore di Indipendente Concert, sono tra gli indagati nell’inchiesta aperta dalla procura.

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L’operazione è stata disposta dal PM Adriano Scudieri in qualità di titolare di una delle due indagini già aperte in merito al caso Secondary Ticketing. Il PM ha dichiarato che “al momento si ipotizzano a carico di ignoti i reati di sostituzione di persona e truffa informatica per l’acquisto in blocco e via internet di biglietti di concerti, poi rivenduti sempre on line a prezzi altissimi“.

Le indagini infatti, sono suddivise in due filoni. La prima parte dell’inchiesta punta a individuare coloro che, definiti “mediatori del sistema“, tramite anche speciali software e con falsi profili e falsi dati, aggirerebbero appunto il meccanismo di limitazione della vendita online dei biglietti a prezzi “normali” e di cui ha l’esclusiva TicketOne, acquistandoli così in blocco di migliaia e migliaia.

La seconda parte invece riguarda la commercializzazione di tali biglietti i cui prezzi lievitano fino a cifre da capogiro.

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Ricordiamo che lo scandalo e l’inizio dell’indagine è partita da un esposto, relativo ai concerti di Bruce Springsteen e dei Coldplay a San Siro i cui biglietti, messi in vendita sul circuito Ticketone, si esaurirono in pochi minuti dalla messa on line,salvo poi ritornare in vendita, sempre online, a prezzi enormemente maggiorati. Infatti i biglietti dei Coldplay, circa 50mila, erano andati venduti, e molti non erano riusciti neanche a connettersi ai siti come quello di Live Nation o di rivenditori ufficiali come Ticketone.

Claudio Trotta, patron di Barley Arts, una delle più prestigiose e importanti agenzie italiane (Springsteen, Ac/Dc, The Cure e decine di altri), aveva presentato sulla vicenda un esposto in Procura, e le Iene mandarono in onda un servizio che chiamava in causa le stesse società di eventi.

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Questo ha fatto partire una rivolta da parte degli stessi artisti, tra cui Vasco Rossi, Ligabue e Tiziano Ferro (come già parlato in un precedente articolo sul Secondary Ticketing). Dopo l’avvio dell’inchiesta da parte della procura di Milano, sulla vicenda è intervenuto anche il governo con un emendamento alla legge di Bilancio per contrastare il fenomeno del Secondary Ticketing.

La nuova norma stabilisce il divieto di esercitare questa attività di rivendita da parte di soggetti diversi dagli organizzatori di spettacoli e da quelli titolari di biglietterie automatizzate autorizzate prevedendo le relative sanzioni. Queste ultime prevedono una multa che va “da 30.000 euro a 180.000 euro per ciascuna violazione accertata, nonché, la rimozione dei contenuti, o, nei casi più gravi, l’oscuramento del sito web“.

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In una nota diffusa qualche giorno fa, Live Nation sottolinea di aver offerto piena collaborazione agli inquirenti e ribadisce, perchè sicura della correttezza del proprio operato, la piena fiducia nella magistratura e la massima solidarietà nel amministratore delegato pronto a sua volta a rispondere a tutte le domande che gli verranno poste.

Intanto Claudio Trotta, titolare della Barley Arts, ha annunciato le sue dimissioni da Assomusica, associazione che riunisce i promoter italiani e che fin qui, a suo dire, non ha mai preso posizione sulla faccenda.

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Ecco la lettera che Trotta ha inviato ad Assomusica per rassegnare le proprie dimissioni:

Cari Associati
Ho assistito, come probabilmente molti di voi, alla trasmissione di ieri sera de Le Iene, che ha mostrato la terza puntata dell’indagine sul tema del Secondary ticketing. Alla luce di quanto nuovamente emerso è palesemente stridente la posizione e l’atteggiamento che la nostra dirigenza ha assunto, e messo in atto nel corso dell’intero anno corrente.
Ho per fortuna assistito alle nette prese di posizione di Clemente Zard e di Ferdinando Salzano, e all’adesione formale di Alex Fabbro alla mia azione legale contro Live Nation per danni di immagine e concorrenza sleale. Grazie a ciò mi sono fortunatamente sentito un po’ meno solo; tuttavia voglio brevemente riassumere quanto successo per non lasciare nulla di incompreso circa la decisione che ho maturato e che qui vi comunico.
Ricordo a tutti voi che ho cominciato a denunciare questo cancro da moltissimi anni; a livello internazionale e nazionale, a livello mediatico e istituzionale, durante incontri pubblici e in occasione di assemblee, direttivi e riunioni associative.
Quanto scritto a proposito della mia presa di posizione è largamente presente sul web, all’interno di documenti ufficiali (pubblicati anche sui miei social network, privati ed aziendali), e all’interno dei report redatti al termine delle riunione di “Assomusica” e di “International Live Music Conference”.
Più in particolare vi riassumo quanto successo quest’anno: nel mese di Gennaio, in occasione di un incontro svoltosi presso l’AGIS di Milano, alla quale hanno partecipato tutti i principali produttori nazionali, ho chiesto di prendere una posizione comune contro tale fenomeno, ottenendo solo adesione informale da parte di Orazio Caratozzolo per conto di F&P Group e da David Zard.
La maggioranza dei partecipanti non si è espressa in merito, e due importanti produttori nazionali hanno dichiarato l’adesione al modello Secondary ticketing; uno dei quali ha poi curiosamente firmato l’appello contro il Secondary Ticketing promosso dalla Siae.
In quell’occasione ho lealmente informato tutti i presenti che non mi sarei fermato e che avrei continuato anche da solo questa battaglia etica, affermando che fare impresa non può e non deve significare per tutti fare speculazione.
Nei mesi seguenti ho chiesto due volte al Consiglio Direttivo dell’associazione di prendere una posizione sul tema, e lo stesso ha deciso di non prendere in tutte e due le occasionialcuna posizione come documentato dai verbali.
Il 4 aprile ho presentato un esposto penale alla Procura della Repubblica di Milano. Ho sollecitato più volte pubblicamente, con email e scritti di varia natura, gli associati, i produttori nazionali, i cantanti ed i gruppi musicali, le associazioni dei consumatori e più in generale l’intera filiera della musica dal vivo, di aderire a questa battaglia.
Fino alla messa in vendita dei Coldplay e al secondo servizio de Le Iene non mi pare che nulla di concreto sia cambiato nell’interesse collettivo, salvo il crescente malumore (e sto usando un eufemismo) dei nostri consumatori.
Il resto è di vostra conoscenza, inclusa la mia lettera aperta a tutti gli associati e ad Assomusica che qui vi allego nuovamente (clicca qui per leggerla).
Non mi pare che la dirigenza abbia adeguatamente, e nei tempi necessari, preso le distanze, da quanto riassunto sopra, e, come avevo già accennato in precedenza, non riesco a restare un minuto in più in quest’Associazione, che non sento più appartenermi e rappresentarmi adeguatamente.
Con effetto immediato mi dimetto dolorosamente da Associato di un Associazione che ho fieramente contribuito a costituire nel lontano 1996, soprattutto per la propria e collettiva dignità personale che in questo momento sento duramente svilita e colpita.
cordiali saluti,
Claudio Trotta

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Bisogna capire se alle dimissioni di Trotta ne seguiranno altre: qualche giorno fa infatti, durante un’affollatissima conferenza stampa (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo di Mela Giannini), anche Ferdinando Salzano, a.d. di Friends & Partners, Claudio Maioli, titolare di Riserva Rossa e manager di Ligabue e altri avevano minacciato dimissioni nel caso in cui la questione non fosse stata chiarita al più presto.

C’è chi ha puntato il dito sul legame in essere tra Friends&Partners e Vivo Concerti, ossia un azionista in entrambe le società, la casa discografica Warner Music Group Italy, che da un lato controlla con il 60% la società di cui Salzano è amministratore delegato e socio di minoranza. Mentre dall’altro ha la piena proprietà di Vivo Concerti, dopo l’acquisizione avvenuta nel 2011.

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In realtà, guardando bene la situazione, la Warner e chi la dirige, ha combattuto (e sta combattendo) il fenomeno del Secondary Ticketing facendo le dovute epurazioni, ossia sollevando (o meglio non rinnovando il contratto) Rizzotto dal suo ruolo in Vivo Concerti e mettendo al suo posto Zard. E in effetti nelle inchieste in corso si parla solo della figura di Rizzotto e del suo operato in Vivo.

In merito a quanto sopra Zard ha dichiarato senza mezzi termini: “Warner non ha nessun legame con Vivo Concerti a livello operativo, è solo un investitore finanziario. L’amministratore delegato ha totale autonomia nella scelta delle biglietterie, per cui a monte la Warner non è a conoscenza di questi circuiti”. Per cui le eventuali scelte legate al secondary ticketing riconducono unicamente a Rizzotto, motivo del suo NON rinnovato contratto con Vivo.

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Anche Salzano dell F&P Group, anche lui in prima linea contro il bagarinaggio online, ha indicato nelle decisioni personali di Rizzotto, in qualità di A.D., le responsabilità sul Secondary Ticketing. Queste le sue parole: “Non mi sembra ci siano responsabilità della dirigenza Warner, ma di Rizzotto. Ogni amministratore delegato è responsabile delle proprie azioni…”.

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