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La Rivoluzione di “The Young Pope” che porta il genio del cinema Sorrentino in TV

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Crediti Composizione Foto di M. Giannini per FMD
Voto Autore
di Victor Venturelli

In un panorama cinematografico italiano in piena rinascita grazie a pellicole come Non essere cattivo, Suburra e Lo Chiamavano Jeeg Robot c’è un nome su tutti che si staglia tra la coltre dei nuovi registi, appartenenti ad una generazione fresca e coraggiosa, e i registi appartenenti a quel filone commerciale (cinepanettoni, film buonisti e parodie all’italiana) che tanto ha stancato e che ha rovinato in maniera graduale la “nostra” maniera di fare e, soprattutto, pensare il cinema: sto parlando di Paolo Sorrentino, regista che ha fatto propria la classicità che contraddistingueva i registi del passato inserendovi però artifici moderni e coraggiosi.

Paolo Sorrentino nella sua casa a Roma, non fa altro che scrivere, dice lui. Attualmente porta avanti due nuovi lavori di prossima uscita : Un libro di racconti ed il suo nuovo film.

Un regista che ha fatto dell’estetica il suo modus operandi, da una fotografia evocatrice ad una ricercatezza linguistica che lascia adito a dialoghi mai scontati, a volte difficili, ma pur sempre consoni allo script e al tema rappresentato sul grande schermo; se con l’Oscar per La Grande Bellezza si era andati incontro ad un grande dibattito sull’ideologia cinematografica del regista napoletano e alla sua raffinata ed elegante composizione dell’immagine e con Youth si era iniziata a delineare anche una ricerca filosofica dell’autore de Il Divo, la Serie TV evento The Young Pope è il connubio tra ricerca estetica ed ideologica.

Prodotta da Wildside, Haut et Court TV, Mediapro per Sky, HBO e Canal+ e distribuita in oltre 80 Paesi, The Young Pope è Sorrentino all’ennesima potenza.

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Siamo di fronte ad un capolavoro rivoluzionario, non necessariamente comprensibile ad una prima visione ma sicuramente da elogiare per diversi aspetti; ad essere rivoluzionaria, oltre l’idea di base che ha portato alla realizzazione del progetto (ricorda un House of Cards questa volta tra le mura del Vaticano), vi è una quantomai sottile e graduale evoluzione umana che avvicina il protagonista Lenny Belardo, Papa Pio XIII, allo spettatore.

Impersonato da un superbo Jude Law, Belardo è il punto nevralgico entro cui si incontrano il terreno e la quotidianità con il divino e il sacrale; egli è l’umano che si manifesta nel divino e il divino che entra nell’umano.

L’altra sera sono andati in onda su Sky le ultime due puntate della prima stagione che, per ovvi motivi, non spoilereremo per chiunque non l’abbia ancora vista. Ma una cosa possiamo dirla: The Young Pope è la prova di quanto sia possibile condensare all’interno di una serie temi diversi, critiche sottaciute e giudizi evidenti alla società.

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The Young Pope è il “contemporaneo” incarnato in un papa che fa proprio il cinismo di un’epoca contornata di preti pedofili, critiche agli omosessuali e condanna dell’aborto.

Siamo così catapultati in una Chiesa “malata”, vittima di un marciume interno a volte evidente, a volte nascosto.

The Young Pope rivoluziona il modo di pensare alla serie TV, non più semplice intrattenimento come molte serie televisive di Netflix (a parte casi come Black Mirror), ma prodotti confezionati ad hoc per portare lo spettatore a riflettere su aspetti di natura sociale ed etica, spesso e volentieri accantonati a favore di una maggiore propensione verso il piacere e il divertimento.

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Sorrentino ci porta così in un mondo che è quello della reale e vera trasposizione della nostra realtà con i suoi difetti e le sue paure, nonché l’attaccamento e il credo verso qualcosa.

Lo fa attraverso la religione, forse la più grande delle invenzioni che l’uomo abbia creato; religione come medicina delle paure dell’uomo, come angolo in cui rifugiarsi. Il regista napoletano porta lo spettatore a chiedersi se tutto ciò in cui riponiamo la nostra fiducia e le nostre aspettative sia o meno  una finzione.

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Lenny Belardo, da uomo affascinante e, agli occhi degli altri cardinali, facilmente manipolabile, vive un’evoluzione nel corso della serie diventando uomo con un carisma sempre più evidente e un’autorevolezza che si trasforma gradualmente in presa di potere, tale da essere temuto dagli altri.

Anticonvenzionale, un paradosso, una contraddizione questo è Pio XIII.

The Young Pope
è un prodotto accolto molto bene dalla critica, un po’ meno dal pubblico per la complessità talvolta di alcune sequenze, tipiche le scene oniriche a cui ci ha abituato il regista, e il non così chiaro significato dell’opera.

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Insomma il bello del cinema e, in questo caso della serie tv del regista napoletano è proprio questa sorta di inevitabile enigmaticità legata alla figura del protagonista che, piano piano, si rivela e si mostra nella sua vera natura.

The Young Pope gode di grandi interpreti tra cui il nostrano Silvio Orlando e Diane Keaton capaci insieme a Jude Law di caratterizzare al meglio i loro personaggi rendendo le loro figure quasi caricaturali, a volte ma ricche di una verità disarmante che li avvicina molto alla quotidianità e ai valori umani.

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Partendo da uno script senza ombra di dubbio già di per sé molto accurato, il prodotto che ne è uscito può benissimo rivaleggiare con le grandi produzioni che fanno presa sul pubblico (lo scadente I Medici, piuttosto che le acclamate serie tv nella piattaforma Netflix); l’unico vero ostacolo può essere lo stile canonico a cui ci ha abituato Sorrentino, fatto di immagini, musiche evocatrici e sacrali, dialoghi talvolta complessi, un ritmo narrativo sicuramente non celere; insomma tutti stilemi che conosciamo e che rendono il cinema del regista napoletano unico.

The Young Pope è il nuovo respiro della cinematografia italiana capace di innalzarsi piano piano con prodotti di notevole fattura; non è ne il primo ne l’ultimo lavoro capace di unire qualità e presa sul pubblico, senza dover ricorrere necessariamente alla risata facile e alla banalità narrativa.

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Forse i prodotti italiani di qualità non sono così scomparsi come ci vogliono far credere spesso e volentieri le televisioni;  certo in un’epoca in cui stiamo assistendo ad un cambio generazionale e di pubblico notevole, è bene ricordare quali siano comunque i cattivi e i buoni prodotti anche se, spesso,  questi ultimi hanno risonanza minore sull’audience.

Paolo Sorrentino fa breccia nel gusto estetico degli italiani e del pubblico estero, grazie alla bellezza di Roma e gli spesso celati segreti che governano il Vaticano, grazie ad un protagonista davvero intrigante, sedimentando tutto però sotto una contemporaneità di fondo, capace di portare lo spettatore attento alla riflessione di temi più che mai attuali.

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