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Elisa, la rocker finalmente libera di ballare come i suoi idoli pop: Live report dell’OnTour

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di Elena Nesti

Non ho visto Amici negli ultimi anni, ergo non ho visto Elisa in quel contesto. Ieri sera, prima che iniziasse la prima delle due date dell’OnTour al Palalottomatica di Roma, avevo paura. Paura di trovarla cambiata dopo aver partecipato ad Amici.

Vi rassicuro, rassicurandomi.

Segni di emmitudine non pervenuti.

Una maglia blu elettrico ci catapulta direttamente agli anni di Piper & Flowers. Siamo tornati alla fine anni ’90, alla leggerezza dei suoi idoli pop che lei non ha mai portato con sé sul palco, impegnata a fare la rocker dai suoi teneri 16 anni. Anche se i pezzi pop dell’ultimo anno non rimarranno come le sue ballad, la sua sindrome da  Peter Pan  (titolo di uno di questi, appunto) resta solo una parentesi, una sfaccettatura in più dello spettacolo sul palco, utile a un momentaneo e circoscritto cambiamento di registro. Come tale, glielo si perdona.

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Ma partiamo dall’inizio.

L’ On Tour è partito l’11 novembre da Firenze, Tour del quale Irene Imbesi ha già parlato in questo articolo su Faremusic.it.

Il Palalottomatica non è sold-out, ma è pieno da far piacere. Altro sospiro di sollievo, non è un nuovo pubblico di adolescenti isterici acquisito con Amici.

Un velo circolare trasparente cade sul proscenio, davanti Elisa stessa, e serve alle proiezioni in alcuni momenti dello show. La sensazione quando il velo viene tirato sù è di vedere al di là dell’Elisa introversa di qualche tempo fa e riscoprire finalmente quel lato che si è sempre e solo intravisto in alcune immagini da backstage in cui dice che Michael Jackson e Madonna sono i suoi miti di adolescente: lei che danza così liberamente come canta. E il “liberamente” non esclude il fatto che i modelli siano stati incorporati, digeriti e che inevitabilmente riaffiorino, come un feeling che riconosci e che ti fa sorridere.

Forse il merito è di Veronica Paparini, ma il velo che sale ci mette davanti ad un corpo letteralmente liberato. Nonostante i capelli bicolor alla Susan, Elisa non fa Madonna, il suo movimento non è coreografato, il che non la imbriglia ma al contrario la libera totalmente, così che non fa una distinzione tra quando stia ballando e quando no. L’esperimento è riuscitissimo, mille Elise con l’archetto a venire. Le coreografie della Paparini invece sono presenti, in uno o due momenti dello spettacolo, sotto forma di proiezione. È l’energia di Elisa a farla da padrone, tra salti e running man da puri anni ’90 stile Public Enemy.

Una liberazione necessaria, ma a ben vedere il cambiamento è più generale, condiviso, direi quasi epocale: gli artisti capiscono che non possono nascondersi dietro ad apparati che li allontanano dal pubblico, porsi su un piedistallo.

Finalmente Elisa non è più quella troppo presupponente per scrivere in italiano, quella sempre sulla sue – in realtà timida e riservata. Oggi la vediamo in tre dimensioni.

È quando salgono sul palco Giuliano Sangiorgi e Emma per cantare su Sorrido Già che diventa chiaro cos’è che renda Elisa Elisa.

PER VEDERE IL VIDEO CLICCARE SULL'IMMAGINE. Sorrido già - Elisa feat Emma and Giuliano Sangiorgi Live 2016
PER VEDERE IL VIDEO CLICCARE SULL’IMMAGINE.
Sorrido già – Elisa feat Emma and Giuliano Sangiorgi Live 2016

Elisa, appunto, va incontro al pubblico con energia e con rispetto, non ha bisogno di fare gesti a caso per simulare una qualche presenza scenica, non ha niente da dimostrare. I primi piani mostrano un’artista che sente il pubblico sinceramente, che non esce dalla concentrazioni di musicista sul palco per magnificarsi o fare dichiarazioni inutili.

Parlando di dichiarazioni, alla luce di tutto ciò che ho visto mi viene da rileggere il disco On come uno statement: un disco pop come per dire “ci sono anch’io” in quella rosa di artisti potenzialmente ascoltati anche dai ventenni. Per dire di non dimenticarci che è lei l’unica voce fine che il pubblico italiano è riuscito ad amare, tra tutti i vocioni che tanto ci piacciono, la prima ad andare oltreoceano per appropriarsi di quei suoni e dell’inglese.

Se essere pop è la capacità di rassicurare il pubblico insinuandosi con leggerezza nelle sue orecchie, unita alla capacità di interpretare pezzi scritti da altri invece di “performare” e “presentare” che sono caratteristiche del rock, lei è senza dubbio la più pop delle cantanti nostrane.

L’album On appare come un pretesto, di fronte a un che live cristallizza tutto quanto abbiamo visto e sentito di Elisa negli anni, e che trova la sua verità nella fusione dell’artista con il pubblico eterogeneo del concerto. L’OnTour è reso solido dai brani del suo repertorio che hanno una struttura rock: Stay, Broken, Rainbow, L’anima vola, Luce, Gli Ostacoli del Cuore.

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In fin dei conti Elisa gioca con il pop e con lo stile dell’ acetato Adidas anni ’90 pur rimanendo rock. Capacità di insinuarsi come un bruco nella mela del pop e mangiucchiarla che mi ha sempre incuriosita della sua personalità artistica e che è cosa, appunto, abbastanza rock.

Adesso il pubblico, complice la recente “liberazione” di Elisa, ha accesso diretto a quello che l’artista rappresenta: il non-velo del pop si posa allora a posteriori su tutta la sua produzione, il pubblico ha fatto sue le sue più migliori canzoni, Elisa lo lascia cantare finché verso dopo verso non si avverte il pericolo dello scollarsi del coro. Proprio in quei momenti invece l’unisono diventa tale, quest’unica voce che sale dalla buca sembra essere la sua, che invia dei suoni ancestrali quando è il momento dei forti ma non ha paura dei piani. La voce del pubblico sale sul palco quasi chiedendo scusa, e in questo trova tutta la sua forza – proprio come succede per Elisa.

E diventa chiaro come le belle canzoni volino da sole senza che il cantante accenni a una nota. Per questo siamo grati ad Elisa di essere una nostra interprete pop, e di esserlo in modo così rock.

N.B. Crediti foto Elena Nesti

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