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Sulla desessualizzazione delle rockeuse

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di Michele Monina

Sesso droga e rock’n’roll. Se ci pensate bene quello che è sempre stato lo slogan degli amanti del genere (e per genere si intende il rock, ovviamente) negli ultimi tempi sembra aver perso un po’ della sua ragion d’essere, privo com’è diventato di esempi sul campo.

Lo ha sicuramente perso in ambito femminile, e non stiamo parlando solo dell’Italia, una volta tanto. Mettiamo da parte le droghe, perché non è di questo che stiamo parlando, anche se pure sul fronte dei cosiddetti eccessi il pop sta dando decisamente dieci giri al rock, ma il rapporto stretto tra sesso e rock ‘n’ roll sembra, per quel che riguarda il femminile, essere stato momentaneamente messo in freezer, in attesa di tempi migliori.

Lady Gaga
Lady Gaga

Proprio nel momento in cui il pop sembra voler cavalcare più di ogni altra volta la carta della sessualizzazione, si vedano un po’ tutte le più rilevanti popstar, da Lady Gaga a Katy Perry, passando per Rihana, Beyoncé (il cui testi sono tra i più espliciti in circolazione) e un po’ tutte le altre, da Charli XCX a Rita Ora, via via, fino a Tove Lo, Hashley e affini, proprio in questo preciso momento le poche rocker in circolazione sembrano voler fare un passo indietro, mascolinizzandosi, o, meglio ancora, desessualizzandosi a loro volta.

Un po’ come voler prendere le distanze dal pop, loro che operano in un campo in cui la musica la si continua a suonare pestando sugli strumenti, sudando sul palco, cantando a squarciagola. Da una parte, quindi, volendola tagliare con l’accetta, il mondo dell’immagine, della forma, dall’altro quello della sostanza.

Rihanna
Rihanna

E dire che il rock è nato proprio  come genere intenzionato a portare tra i giovani una vivida idea di sesso, figlio del blues e della musica nera che col sesso aveva più che qualcosa a che fare. Mica è un caso che il nome rock ‘n’ roll indica proprio un certo movimento sussultorio, e mica è un caso che il rocker più noto di sempre, ancora oggi, Elvis Presley, avesse per soprannome The Pelvis, cioè il bacino, sempre per quel suo modo fortemente sessualizzato di muoversi sul palco.

Sesso droga e rock ‘n’ roll, appunto.

Ora invece le donne nel rock tirano i remi in barca, si veda la massima espressione nazionale dell’heavy metal, prestata al circuito internazionale, Cristina Scabbia. Colei che è divenuta famosa in patria come la rocker più sexy di Italia, con tanto di leggende metropolitane legate ai suoi piedi, oggi appare assai poco charmant, volutamente intabarrata, niente più piedi esibiti, sicura come giustamente è della sua bravura e del tutto disinteressata a giocare col proprio corpo. Un peccato, per altro, perché avrebbe decisamente tutte le carte in regola per diventare un’icona anche su questo fronte.

Cristina Scabbia
Cristina Scabbia

Ma oggi, Cristina Scabbia o non Cristina Scabbia, mancano proprio le icone sessualizzate, che si parli di rock o di punk o di quel che è. A guardare al passato remoto e recente, di nomi che hanno preso di petto, neanche troppo metaforicamente, il proprio essere donne, quindi oggetto del desiderio, e ne hanno fatto uno strumento per schiaffeggiare gli spettatori, ne vengono in mente parecchi, più o meno estremi. Chiaramente, prima di partire con una veloce carrellata, va anche contestualizzato il tutto a un’epoca, gli anni settanta e ottanta, in cui una certa idea di libertà stava prendendo forma, più che giocando di fioretto colpendo con la sciabola, se non addirittura con il bazooka. Chiaro che gente come Debbie Harry, front leader e icona dei Blondie giocasse sulla sua bellezza, sulle provocazioni, si esibisse sfrontatamente, così come è ovvio che lo facessero le poche altre cantanti in grado di reggere questo ruolo. Poi c’erano coloro che si spingevano oltre, cercando di aprire strade, a volte anche in necessità di abbattere palazzi per farsi largo.

Cosey Fanni Tutti
Cosey Fanni Tutti

Si pensi a una come Cosey Fanni Tutti dei Throbbing Gristle, talmente votata alla provocazione, non provocazione fine a se stessa ma atta a scardinare le certezze del nostro pudore, a evidenziare le stortura della nostra morale, da diventare attrice porno. Attrice porno talmente provocatrice e estrema, perché anche in quel contesto decisa a agire con fare destabilizzante, mettendo in evidenza il ruolo femminile in una industria maschilista che sul corpo delle donne ha però sempre fatto leva, da esserne messa al bando, probabilmente primo caso di pornostar radiata dal mondo a luci rosse. Rivedere le immagini, Google ne è piena, in cui gioca col proprio corpo, da protagonista anche nel momento in cui diventa oggetto, è disturbante, molto disturbante, ma al tempo stesso decisamente rassicurante, una delle poche speranze di lucidità in mezzo a chi ha lo sguardo costantemente appannato.

Poison Ivy e Lux Interior de The Cramps
Poison Ivy e Lux Interior de The Cramps

Idem per Poison Ivy, insieme a Lux Interior parte dei The Cramps, band che già dal nome ha fatto della femminilità in chiave punk il proprio status quo. Strana via di mezzo tra una pin-up, i capelli rossi, il look in bilico tra il sadomaso e il provocante, e una rocker tout-court, la chitarra costantemente tra le braccia, Poison Ivy ha fatto della propria femminilità servita distorta, stando almeno ai soliti cliché borghesi, una staffilata costantemente inferta alla figura del sistema. Saperla sul palco, in bikini o anche senza, ma con al fianco il suo compagno di palco e di vita nella medesima mise, ce la fa apparire anche oggi, ad anni dalla fine di quella avventura, come un’icona potentissima del femminismo in musica. Ben più potente di chi si è dovuto appoggiare con costanza sulle parole per far passare messaggi chiari anche solo alla vista.

Poison Ivy
Poison Ivy

E con lei anche Lydia Lunch, altra punk-rocker che ha fatto del suo corpo parte della propria poetica, compagna di set e malata musa ispiratrice di Richard Kern che ne ha fatto la protagonista di alcuni suoi film con la tripla X, lezione poi seguita da gente come Lady Gaga, anche se in ambito musicale decisamente meno radicale. Dall’altra parte dell’oceano, invece, c’era Siouxsie e i Banshees, con la sua sensualità dark e poco ortodossa, basta vedere la sua versione dell’Ophelia di Millais per capire come il concetto di bellezza è davvero assolutamente relativo.

PJ Harvey
PJ Harvey

La carrellata non può non annoverare le Rriot Girls, quel manipolo di artiste hardcore che hanno cavalcato una sorta di rivoluzione femminista rivendicando un ruolo centrale nel mondo della musica underground. E anche a livello di icone, come non citare, per dire, Kim Gordon dei Sonic Youth, a sua volta a fianco di Lydia Lunch negli Harry Crews e nelle Free Kitten, Courtney Love, leader delle Hole ma al tempo stesso vero e proprio personaggio chiave del mainstream anni Novanta, PJ Harvey, sensuale nel suo essere ostentatamente spigolosa e per certi versi anche volutamente osticz, Tori Amos, capace di stabilire col proprio pianoforte quasi un rapporto carnale, o Liz Phair, una che ha portato la provocazione in territorio esclusivamente maschile, sbattendo il suo essere donna in faccia al proprio pubblico ben più di un muro di chitarre elettriche?

Liz Phair
Liz Phair

Poi il grande nulla. Di colpo il boccino della provocazione, del metatesto femministra passa nelle mani di quattro ragazzine che fanno pop. Eccoti quindi tutte le figlie di Madonna, una che già su questo fronte aveva dato e detto tanto negli anni Ottanta e Novanta. Ecco le Lady Gaga coi suoi Little Monster, ecco Katy Perry, versione caramellata della pin-up, ecco Beyoncé, versione aggiornata della Aretha Franklin che cantava la sua emancipazione nei Blues Brothers, ecco Miley Cyrus, con le sue provocazioni a suon di twerking e freethenipple, ecco Yolandi Visser, versione sporca e cattiva di Gretel, ecco le varie Charli XCX, Rita Ora, e Iggy Azalea, ecco le Rihanna che fanno del proprio corpo il punto cardine non tanto della propria estetica quanto della propria poetica. Il corpo, il sesso, diventa parte del pop, lasciando il rock, letteralmente, a bocca asciutta.

Miley Cyrus
Miley Cyrus

Niente più Runaways. Niente più Blondie. Niente di niente. Cristina Scabbia, i piedi più sexy del rock, porta gli anfibi, i maglioni accollati e pensa solo a cantare. Noi ci lamentiamo, a ragione, della desessualizzazione del nostro pop italiano, ma non è che chi segue il rock stia molto meglio di noi.
Mal comune mal comune.

 

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