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Sulla desessualizzazione delle cantanti italiane

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di Michele Monina

La domanda è: quando c’è stata questa inversione di marcia? Quando, cioè, di colpo essere una bella ragazza, esibire la propria sensualità, giocare con la propria sensualità è diventato un problema in ambito musicale, in Italia? Perché, questo è un dato di fatto assodato, in Italia da anni le cantanti sono asessualizzate. Anzi, visto che un tempo la faccenda era diversa, sono state desessualizzate. O si sono desessualizzate, dipende da quanto le donne dello show business italiano abbiano contribuito a questo nuovo corso, quanto ci abbiano messo del loro, oggi, quanto ce ne avessero messo prima e quanto si sentano rappresentate dallo stato dell’arte, oggi.

castigate
Provate a pensarci, infatti. In Italia non c’è una cantante, una, che giochi col proprio corpo. Di più, quasi nella totalità dei casi la femminilità di cantanti e cantautrici è tenuta sottotraccia, nascosta, manco fosse un’onta, una cosa di cui vergognarsi. Non credo serva esibire nomi, sarebbe imbarazzante e inutile. Pensateci e non troverete, salvo rarissime eccezioni, nessuno che giochi con la sensualità. Anzi, troverete anche belle ragazze, volendo, ma che si ingoffiscono, che tendono a tenere occultata agli altri la propria bellezza.

Lady Gaga
Lady Gaga

I look, perché è inutile nasconderci, anche il look ha un suo peso nella comunicazione di una artista, è spesso volutamente normale. Niente eccessi, figuriamoci, ma neanche niente di eccentrico, come se essere la ragazza della porta accanto fosse un must. Solo che, certo brutto cinema americano ce l’ha insegnato, in genere la ragazza della porta accanto nasconde altro, e qui invece l’altro non arriva mai.

Sarebbe mai possibile, per dire, avere una Rihanna in casa nostra? Una che ci mostra costantemente ogni singolo centimetro del suo corpo, e che ha fatto del suo corpo parte della sua poetica? Sarebbe possibile, se vogliamo spostarci a lato, magari incontrando chi ha fatto del suo non essere bella un’icona, una Lady Gaga? Una che, arrivata a trent’anni, può permettersi di cantare in shorts e t-shirt risultando così originale? Sarebbe possibile una Sia, lì con la parrucca biondo platino a coprire parte del volto, il proprio aspetto delegato a una mini-Sia, la ballerina che l’ha accompagnata a lungo?

Patty Pravo
Patty Pravo

E dire che un tempo avevamo Loredana Bertè che cantava della guerra in un bikini davvero striminzito nel video di Acqua, e che finiva, ancora prima, nuda madre nella copertina di Steaking, suo album d’esordio. Avevamo Patty Pravo che giocava sulla sua androginia finendo anche sulle pagine de Le Ore. Avevamo Anna Oxa il cui tanga ha letteralmente fatto la storia della televisione. Un tempo, e anche su questo potremmo aprire dibattito, non essere bella o non mostrarsi tale sembrava quasi una penalizzazione. Ci sono fior di carriere che sono franate per questo. Quindi, volendo, il fatto che l’estetica sia stata messa da parte potrebbe essere letta come un passo avanti. Non fosse che siamo passati direttamente all’opposto, essere bella, esibire il proprio aspetto fisico, giocare con la sensualità è diventato out.

Loredana Bertè
Loredana Bertè

C’è una intera generazione di cantanti e cantautrici che si sono ingoffite, inseguendo una sorta di anonimato che un po’ cozza con l’idea di popstar. Al massimo è possibile giocarci se si è normali, famosi ma normali, fisicamente. Anche qui, inutile citare video in cui si esibiscono forme o servizi fotografici in cui Tizia o Caia, per dire, si mostrano immerse nel latte. Lo facesse una Rihanna italiana, questo il sospetto, verrebbe immediatamente bollata come una zoccola, da parte del pubblico maschile ma anche, e soprattutto, da quello femminile. Nessuna empatia con la bellezza. Questo, ovviamente, solo nel mondo della musica, perché di attrici che ci giocano ce ne sono parecchie, per non dire di showgirl, Belen su tutte.

Dolcenera
Dolcenera

Ci sono, ovviamente, eccezioni, ma sono tenute un po’ a margine, e vengono in tutti i casi raccontate come eccezioni, che si tratti di Dolcenera o di Romina Falconi.

Questo discorso, appena accennato, non ha una sua conclusione, una sua morale. Non l’ho scritto rimpiangendo un momento in cui le cantanti posavano per Playboy, non è questo il punto. È un piccolo spunto di riflessione, per gli addetti ai lavori e magari anche per il pubblico. Cosa succederebbe, oggi, se una cantante mostrasse una tetta in una copertina, come Paola Turci in Ragazze, o il culo in un booklet, come Angela Baraldi in Viva? Ma soprattutto, perché nessuna sembra libera, oggi come ieri, di fare un po’ quel che gli pare, fregandosene dei cliché?

 

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