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IL MONDO MUSICALE CONTRO DONALD TRUMP

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di Francesca De Luisi Mela Giannini

ELEZIONI U.S.A. 2016: I QUEENS, I ROLLING STONES, la famiglia PAVAROTTI e altri grandi artisti contro DONALD TRUMP che usa la loro musica contro il loro volere.

Un’ennesima bufera mediatica coinvolge il magnate americano Donald Trump, candidato repubblicano alle presidenziali U.S.A, che fregandosene dei rifiuti ufficializzati di grandi artisti internazionali e dei loro eredi, continua ad usare le loro canzoni come playlist della “colonna sonora” per i suoi comizi.

Proprio nel suo recente discorso, lungo 75 minuti a Cleveland, ha fatto infuriare Mick Jagger e tutta la band dei Rolling Stones, per l’utilizzo di “You can’t always get what you want” nonostante “la diffida con effetto immediato” a farlo.

Sempre nello stesso discorso ha anche utilizzato “Here comes the Sun“, successo dei Beatles e scritto da George Harrison, scatenando un pronto Tweet di distanza da parte degli eredi:
L’uso non autorizzato di ‘Here comes the Sun’ è offensivo e contro il volere degli eredi di George Harrison“.

Anche i Queen continuano la loro battaglia per fermare l’utilizzo delle loro canzoni, come “We are the champions“, che Trump ha utilizzato nella convention del 18 luglio 2016.
Le loro richieste di fermarsi continuano ad essere ignorate dal magnate americano, nonostante il comunicato della Sony/ATV Music Publishing, che si occupa del catalogo del gruppo, cosa che aumenta la furia e la frustrazione della band.
I Queen stessi, via Twitter, hanno commentato l’accaduto scrivendo:
Si è verificato un utilizzo non autorizzato, durante la convention repubblicana, contro la nostra volontà“.

E’ arrivata una diffida anche da parte degli eredi della famiglia Pavarotti, attraverso un comunicato stampa firmato dalle figlie Lorenza, Cristina e Giuliana e approvato dalla vedova Nicoletta Mantovani.
Tutto ciò è successo perchè anche la romanza “Nessun dorma“, interpretata da Luciano Pavarotti, viene utilizzata nella campagna elettorale di Trump.

Anche Ricky Martin è sceso duramente in campo contro Trump, definendo quest’ultimo “razzista, assurdo, e soprattutto incoerente ed ignorante“. Il cantante latino americano ha affidato il suo pensiero ad un articolo sul sito della televisione di lingua spagnola Univision, dopo che il giornalista Jorge Ramos è stato allontanato da una conferenza stampa di Trump dopo aver messo in discussione le politiche di immigrazioni del magnate, visto che Trump vorrebbe, tra le altre, deportare milioni di messicani clandestini e costruire un muro lungo il confine Messicano.
Questo quanto scritto da Martin:
Il fatto che un individuo come Donald Trump, un candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il partito repubblicano, abbia l’audacia di continuare a molestare gratuitamente la comunità latina mi fa ribollire il sangue. Da quando questo personaggio pensa di poter fare dei commenti razzisti, assurdi, ma soprattutto incoerenti e ignoranti nei confronti di noi latino. Non dobbiamo permettere che la politica porti avanti una campagna umiliante e piena di insulti. C’è bisogno di rispetto per le generazioni di latinos che sono venuti negli Stati Uniti ed hanno aperto un percorso per tutti noi”.

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Molto diretto è stato Michael Stipe, l’ex leader dei R.E.M, che dopo la richiesta di utilizzare la sua “It’s the End of the World as We Know It (and I feel fine)” ha risposto: “Non potete utilizzare la nostra voce e la nostra musica per la vostra farsa idiota campagna elettorale”.

Mentre una scatenata Ellie Goulding, contraria pubblicamente alla politica di Trump, è arrivata addirittura a rispondere per le rime ad una sua fan su Twitter, dopo che quest’ultima aveva risposto ad un tweet politico anti Trump della Goulding, dicendo che non si sarebbe presentata al suo concerto se avesse continuato a parlare male di Trump. La risposta di Ellie non si è fatta attendete, e ha infatti controbattuto chiedendo alla fan di non presentarsi al concerto perchè non era gradita.

Addirittura alcuni artisti undergroud, dell’Hip Hop e Rock della scena musicale americana, quelli della “controcultura” contro il “sistema”, si sono uniti in una super gruppo, Prophets of Rage, formato da Brad Wilk dei Rage Against The Machine, Tom Morello, Tim Commerford, Chuck D dei Public Enemy e B-Real dei Cypress Hill. Insieme hanno  pubblicato uno singolo, un riadattamento del classico dei Public Enemy che dà il nome al gruppo e che faceva parte del capolavoro hip hop del 1988 “It Takes a Nation of Millions To Hold Us Back”.
La super band vuole ,culturalmente, contrastare l’ascesa politica di Trump e lo dicendo cose e suonando in tour, che è cominciato proprio da Cleverand, durante la convention repubblicana. Questo quanto dichiarato da Morello:
Beh, c’è una cosa chiamata convention del partito Repubblicano a luglio, e sarebbe il posto perfetto per una band come i Prophets of Rage per fare casino. Saremo lì nelle strade, sul campo. Abbiamo una venue e ci potrebbero essere altre venue, spontanee, è difficile da prevedere. Questo è il tipo di cosa che non dici alle autorità locali prima del tuo arrivo […] Vogliamo essere lì per rappresentare le persone che hanno bisogno di una voce culturale che esprima il loro malcontento riguardo questa incoronazione che si terrà nella grande città lavoratrice di Cleveland

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Il mondo musicale americano si sta mobilitando duramente contro Trump e sicuramente non è una bella immagine quella che sta offrendo il magnate miliardario, continuando ad andare contro la dignità di molta gente e contro la volontà di grandi artisti che non vogliono essere coinvolti nella sua xenofoba, misogino, fascistoide, populista e omofoba campagna elettorale.
L’America è un paese libero, ma questo non significa sentirsi liberi di accantonare valori fondamentali, come il rispetto e i diritti…e gli artisti più di tutti lo sanno.

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