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Volevo esser come quei popcorn, ossia il colore delle parole – RECENSIONE di “La fortuna che abbiamo”

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di Stefano De Maco

Con i piedi nei freak anni ‘70, l’adolescenza negli estetici anni ’80, la gioventù nei conturbati ’90, Samuele Bersani, classe 1970, è una Artista figlio di culture diverse, ma variopinto come una tavolozza di colori.

Dalla fine del disimpegno, alla levità del pop scanzonato, passando per Lucio Dalla, senza annegarci però.

Nato in un crocevia geografico e musicale di tranquilla provincia, respira gli influssi delle coordinate principali, maturandoli però sotto il fresco dei portici bolognesi, senza la fretta metropolitana. Le note lievitano con calma, frutto anche di percorsi personali in cui la musica sembra un lettino di analisi psicoanalitica.

So chi sono io, anche se non ho letto Freud” dice in quello che forse è il suo brano più squisitamente pop (Spaccacuore), perché essenzialmente la penna è stata la spada con cui ha combattuto (e forse tuttora) i draghi dell’animo. Generando gemme preziose, intime, sincere.

Lontano dalle logiche di marketing, dagli affanni mediatici Samuele ha appena pubblicato “La fortuna che abbiamo”, un Cd in cui raccoglie materiale live e da studio, alternando nuove composizioni a riletture di brani ormai classici del suo repertorio.

Colpisce la sempre più personale capacità, ma al tempo stesso musicale e evocativa della lingua italiana, che non tracima mai nei sofismi alla Sgalambro o Panella, ma rimane con i piedi saldi nelle Sneakers in cui me lo vedo camminare, nei portici da struscio e la cazzate che insegnano a vivere, svincolata da metriche banali e rime scontate, in un viaggio reale nella quotidianità  nella quale almeno 25 anni di vita si snodano attraverso suoni e arrangiamenti essenziali, mantenendosi nel solco della raffinatezza implicita delle sue composizioni. E la sua voce timida rimane ferma, al servizio delle parole piuttosto che delle note, senza cantilene cantautorali.

Un pennello con cui tratteggia le sfumature del cuore.

Una presa di coscienza” come afferma lui stesso, punto di arrivo di una carriera mai al centro del palco, timida come la sua personalità, pur essendo romagnolo come la sua conterranea acclamata icona della musica italiana nel mondo Laura Pausini. Della serie, un altro modo per degustare la piadina, senza necessariamente essere oltremodo famosi per essere credibili come Artista, semmai il contrario.

Un disco arricchito dalla partecipazione di altri Artisti che come lui hanno un percorso sincero, in cui persino un emergente come Marco Mengoni può liberamente esprimersi senza preoccuparsi di fare espressioni da “magnum” nei selfie o altri obblighi da “popstar”, finalmente in una dimensione musicale limpida e libera da ruffianerie mediatiche.

Pacifico, Caparezza, Carmen Consoli, arricchiscono con la loro naturalezza i brani che non perdono affatto un millimetro di intimità. Un raro cameo di Guccini, artista schivo per antonomasia.

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Ottimi musicisti lo accompagnano (Gnu Quartet e Orchestra Sinfonica dei Pomeriggi Musicali), e secondo me si sono divertiti non poco, perché la musica non è mai banale né artefatta. Ma sempre calibrata e viva, pulsante e raffinata, popolare ma non popolana, passando da “Chicco e Spillo”, “Freak” fino a una meravigliosa versione di “Come due somari” con il duo Musica Nuda di Petra Magoni & Ferruccio Spinetti, fino ai più recenti successi (En e Xanax). Probabilmente fosse stato straniero avrebbe goduto di più eco dalla stampa o dal pubblico, sempre con gli occhi altrove, ma questa forse è una polemica inutile.

Detto questo, a chi può interessare? Certamente coloro  che lo seguono già non avranno certo bisogno di queste mie parole, tutt’altro, forse invece chi lo conosce solo per nome, potrebbe cogliere l’occasione per avere una magnifico affresco della sua sensibilità e bravura. Lasciandosi andare alle sue melodie, ai suoi racconti, ai suoi contrappunti musicali, entrando un po’ in un casa nuova dove scoprire tanti appunti dell’anima. E magari rispecchiandocisi.

Come un pittore appassionato, il nostro scioglie le sue parole, liberandone i colori,  dando un respiro espressivo che ne aumenta l’intensità, con quelle ruvidità e magie che solo un live può regalare.

Snocciola note come fossero popcorn, ma di grano sincero, non OGM, ognuno irregolare e unico come i fiocchi di neve.

Resta un disco davvero molto interessante, che non si consuma al primo ascolto. E credo che il tempo non lo ricoprirà di polvere sullo scaffale dei nostri preferiti.

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Tracklist di “La fortuna che abbiamo”

CD 1

La fortuna che abbiamo
Spaccacuore
Il pescatore di a+sterischi
Cattiva
En e Xanax
Lo scrutatore non votante
Come due somari
Giudizi Universali
Chicco e Spillo
Replay
Occhiali Rotti

CD 2

Il Mostro
Psyco
Ferragosto
Le mie parole
Le storie che non conosci
Sicuro precariato
Settimo cielo
Lascia stare
Complimenti!
Freak
Canzone
Coccodrilli

 

 

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