Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Musica come speranza quando speranza non c’è

Musica come speranza quando speranza non c’è

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di Michele Monina

Non sono morto. E non sono neanche scomparso. Mi sono semplicemente assentato un po’, per altro sufficientemente visibile, altrove. Solo che questo è un periodo strano, e la sensazione di essere sovraesposto mi accompagna pure più della mia ombra. Ecco, parlare di ombra, oggi, mi fa strano. Anche per questo ritorno. E ritorno da dove vi avevo lasciato, parlando di donne. O meglio, parlando di donne che cantano. Questa era la regola d’ingaggio che c’eravamo dati, tempo addietro. Quella che a lungo abbiano onorato, da una parte e dall’altra dello schermo.

Donne che cantano, quindi.

E impegni reciproci. Il mio di scriverne. Il vostro di leggere e, visto il vincolo di fiducia che ci legga, di andarle poi a sentire.

Alcuni nomi ve li ho fatti, nei mesi, e mi sembra siano anche piaciuti.

Inutile, credo, ripeterli tutti. Ma qualcuno, forse, vale la pena rifarlo, tanto per prendere la rincorsa e ripartire.

Romina Falconi, Manupuma, Naïf Herin, Cirque des reves, Alteria, Roipnol Witch, fresche di nuova uscita discografica, Starlight, per Maciste Dischi, Giorginess, di prossima uscita per Woodroom Label con La giusta distanza, Sick’n Beautiful. E poi la nostra scommessa, Jessica Lorusso. Nel mentre, magari vi è capitato di accorgervene, ci sono state le Bikinirama, e Chiara Dello Iacovo, su cui ho puntato le mie fiches durante l’ultimo Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Lei, Chiara, è un cavallo di razza. Ma di quelli purosangue, che non ti stanchi a guardarli correre per la prateria. Il suo Appena sveglia, sia messo agli atti, ha occupato militarmente la mia autoradio proprio dai giorni del Festival, e non vuole saperne di lasciare spazio a altri suoi simili. Forse perché, oggi, tanti simili non ce ne sono. Ecco, la sento e mi dispiace, ma mi dispiace davvero, di non averla scoperta io. Poi, però, visto che la sento, mi compiaccio, ma mi compiaccio davvero, che l’abbia scoperta qualcuno capace di farla arrivare fino alle mie orecchie, e mi godo le sue canzoni.

Jessica Lorusso, si diceva. Ricorderete la storia. Estate, Acqualand del Vasto, parco acquatico abruzzese. Sono lì coi miei figli e la sento cantare nei musical che ogni ora, o giù di lì, il grande Alex Procacci ha organizzato per l’utenza in costume e infradito. Una vera folgorazione. Di lì l’idea di provare a accompagnarla verso una produzione discografica. Una chiamata alle armi a autori vari, con buone adesioni. Poi, la vita va così, arriva l’ingaggio in un musical importante, Sister Act per la regia di quel mostro sacro di Saverio Marconi della Compagnia della Rancia. Un mese e passa al Brancaccio, a farsi le ossa. Perché questo Jessica l’ha ben capito, avere talento e basta non è sufficiente, ci vuole anche il duro lavoro. Ora, però, si riprende. E nel mentre, la vita va così, appunto, di adesioni ne sono arrivate altre, altrettanto importanti.

Dalla settimana prossima ci si mette al lavoro, maniche rimboccate, per costruire questo percorso, riprendendo il viaggio che avevamo iniziato ormai qualche mese fa.

Il massimo, e qui starà a me tessere la trama, sarebbe mettere insieme prorio tutti i nomi fatti qui sopra. Una specie di consorteria al femminile. Un cartello. Una cartella. O come diavolo la volete chiamare.

Noi, qui, si continuerà a monitorare il tutto. E a raccontare la musica donna che si muove per questo nostro moribondo paese. Perché finché c’è musica c’è speranza, anche quando speranza non c’è.

 

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