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C’era una volta una scatola magica

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di Luigi Calivà

C’era una volta una scatola magica che per tanti anni è stata la migliore amica della musica. Costruiva carriere, creava miti e spesso li consacrava.

Erano il tempi del Musichiere di Mario Riva e il grande Gorni Kramer e Jonny Dorelli e dove si giocava con la musica e dove hanno cantato Armstrong, i Platters, Mina, Adriano  Celentano, Giorgio Gaber ….

Poi Venne  Studio Uno con Mina, Vanoni, Quartetto Cetra, Caterina Caselli, Rita Pavone e tanti altri.

C’era il Cantagiro che girava l’Italia sin dagli anni 60, grande carovana musicale a cui hanno partecipato tutti da Celentano a Morandi, da Peppino Di Capri a Rita Pavone, dall’Equipe 84 ai Motown, da Massimo Ranieri a Caterina Caselli, dagli Showman a Lucio Battisti.

Arrivò la TV a colori e  cominciarono ad affacciarsi Renzo Arbore, Claudio Cecchetto e venne Discoring, Superclassifica Show, Domenica In, il Festivalbar, Azzurro, La Vela D’Oro (Mostra Internazionale della Musica Leggera)  dal 1965 al 1993.

Il Disco per l’Estate è durato dal 1964 ed è finito nel 2003.

Sanremo dal 1951 dura ancora oggi.

La musica in passato era la protagonista dell’intero palinsesto televisivo, esistevano delle regole, c’erano big e giovani e si arrivava a certi programmi per gradi, conquistando spazio e popolarità con la propria musica e le vendite discografiche.

Poi c’erano conduttori e direttori artistici come Pippo Baudo che sceglievano, si prendevano delle responsabilità, non correvano dietro facili scelte e miraggi di telespettatori a buon mercato perchè fan, e hanno scoperto e valorizzato talenti come Giorgia, Zucchero, Ramazzotti, Laura Pausini, Biagio Antonacci, Elisa… e molti altri.

Esistevano delle regole scritte e non scritte in cui c’era una differenza marcata, e a mio parere corretta, tra artisti con una storia e artisti alle prime armi. Ma c’erano spazi per tutti, bastava aspettare, fare il proprio lavoro e un’opportunità sarebbe arrivata.

Oggi quella “scatola magica” è diventata un sottile pannello in HD e ha stravolto tutte le regole, ha smesso di essere amica della musica, la sfrutta con i Talent show che non hanno nulla di musicale e trasformano cantanti in giudici e che hanno perso ogni caratteristica dell’essere artisti e recitano un copione. Si fanno attori nella commedia della musica fatta di scontri, eliminazioni, lacrime, vinti e vincitori come in un’arena dell’antica Roma, con tanto di pollice verso per il colpo di grazia.

Sfornano ogni anno una pattuglia di vinti e vincitori condannati statisticamente all’oblio, salvo celebrare qualche  nascita di artisti che devono lottare per restare a galla.

Oggi si fa presto a dire big… basta avere una pattuglia di followers sui social e un video con migliaia di visualizzazioni, oppure essere  suonati dalle radio indipendentemente da cosa hai inciso.

Questo Festival che sta per cominciare è figlio del pannello in HD e non della scatola magica di una volta.

Facendo uno sforzo,  i soli artisti che possono dirsi dei big, seppure con delle differenze sono Morgan e i Bluvertigo – Elio e le Storie Tese – Patty Pravo – Dolcenera – Neffa – Enrico Ruggeri- Arisa – Stadio- Noemi.

Sono però tutti figli del nuovo pannello HD avendo alle spalle negli ultimi anni una carriera televisiva come giudici di Talent Show, vedi Arisa, Elio, Morgan, Noemi e per ultima Dolcenera che si accinge a…

Enrico Ruggeri è ormai un conduttore Tv e radio  oltre che un cantautore di lungo corso.

Gli unici duri e puri sono gli Stadio, Neffa e la divina Patty Pravo.

Gli altri sono vincitori e vinti di Talent Show senza alle spalle alcuna carriera, meno che mai dischi venduti.

Nessuna nostalgia del passato ma una riflessione necessaria è quella di dire che  anche se tutti avessero una canzone straordinaria da cantare a Sanremo non usciremo mai dalla logica del “one shot”, perchè una grande canzone da sola non crea vendite se non ha alle spalle una carriera credibile e non si lega a tanti altri successi.

Per questo alla domanda chi c’era lo scorso anno a Sanremo e chi a vinto e cosa cantava… è necessario pensare qualche minuto, salvo fare una ricerca con Google.

 

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Luigi Calivà
Ha iniziato la sua carriera nel mondo della musica come tecnico o tecnico del suono (nella prima metà degli anni 80) lavorando in tour con artisti come Rettore, Sergio Endrigo, la Bottega dell’Arte, Gepy & Gepy, Mia Martini, Nada, Mimmo Locasciulli, Riccardo Cocciante, Luca Barbarossa, Locasciulli & Ruggieri. Dopo una piccola esperienza come promoter discografico radiofonico, passa dall’altra parte della barricata diventando il direttore dell’ufficio discografico di RDS sin dalla sua nascita e per sedici anni. Dopo la sua uscita da dall’emittente diventa per alcuni anni il direttore marketing della divisione eventi Friends & Partners (oggi F&P Group), importate agenzia Italiana per la musica live. Ha fatto anche il general manager di un’etichetta indipendente producendo compilation e prodotti discografici di catalogo, riuscendo a vendere oltre un milione di dischi, e aggiudicandosene diversi d’oro e di platino. Ha gestito anche una società di edizioni musicali con un notevole catalogo, curando anche diverse colonne sonore per film e cartoni animati. E stato anche produttore o manager di artisti come Gegè Telesforo, Gli Stadio o Alex Britti, e ha collaborato come consulente per il management con molti altri artisti. Ha curato come produttore esecutivo due particolari progetti teatrali e musicali, “Britti & Bennato” e “Barbarossa & Marcorè”. E’ generalmente considerato un esperto di radiofonia, management musicale, produzione discografica, eventi musicali, sponsoring musicale, marketing entertainment e comunicazione non convenzionale legata al settore musica e dello spettacolo in genere. Ama definirsi un libero pensatore e scrivere, e ad oggi ed ha pubblicato due romanzi, “Il Cantautore” e “John Lemnos” (scritto con Fulvio Ottaviano). Ha inoltre pubblicato un e-book, un manuale dedicato ai giovani artisti che iniziano la loro carriera nella musica dal titolo. “Essere artisti nel nuovo mercato musicale e avere successo” che aggiorna ogni 2 anni. Oggi per non farsi mancare nulla, gestisce un’azienda di famiglia che nulla ha a che fare con la musica.

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