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SON RAGAZZI ! – I 50 ANNI DI BANDIERA GIALLA DI ARBORE E BONCOMPAGNI

Quando si faceva della grande radio. Il 16 ottobre 1965 debuttava il programma Rai che avrebbe rivoluzionato il costume, il " Bandiera Gialla" di Arbore e Boncompagni. 50 anni sono passati da allora e tante cose sono cambiate nel mondo della radiofonia italiana, sempre più dedita al business che alla qualità dei programmi.

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di Brunella Vedani

Ci vuole fiato per spegnere 50 candeline ma a Renzo Arbore e a Gianni Boncompagni non manca di sicuro l’energia per farlo.

Con quell’espressione sempre tra il serio e il faceto , che non sai mai se ti stanno prendendo per i fondelli oppure no, i due “enfants terribles” della radiofonia italiana , il 16 ottobre 2015 festeggeranno i 50 anni di “Bandiera Gialla” , un programma che diventò fenomeno di costume e fece conoscere generi musicali totalmente nuovi rispetto a ciò che si ascoltava allora.

Onestamente, per questioni anagrafiche, io sono più vicina alle prime radio libere degli anni ’70, che nacquero proprio quando ormai Bandiera Gialla aveva chiuso i battenti (l’ultima trasmissione andò in onda il 9 maggio 1970) e che, sicuramente, devono tantissimo a quel modo di proporre musica.

Intanto si faceva “caciara”: si gridava, si cantava, si presentavano canzoni (a volte anche inedite) che venivano votate da un pubblico di ragazzi presenti negli studi di via Asiago a Roma, tramite delle bandierine gialle.

Tra questi ragazzi, scelti fra aspiranti giurati, frequentatori del Piper e figli di dirigenti Rai, mi piace citarne alcuni come Mita Medici, Renato Zero e Giancarlo Magalli, che hanno continuato il loro percorso nel mondo dello spettacolo con grande fortuna.

Gli ideatori di Bandiera Gialla sono Gianni Boncompagni e Luciano Rispoli – uno dei volti più popolari, e forse adesso un po’ trascurati, della Tv italiana, all’epoca lungimirante dirigente Rai – mentre a condurla erano lo stesso Boncompagni con Renzo Arbore.

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E finalmente i “giovani“, ai quali questa trasmissione era riservata, diventarono protagonisti e fruitori di musica a loro destinata
(anche la fortunata “Per voi giovani“, ideata dallo stesso Arbore, in onda su Radio Rai dal 66 al 76 , rivelava già dal titolo il medesimo intento).

Ai due “ragazzacci” Arbore e Boncompagni, con il loro entusiasmo, la loro freschezza abbinata a una discreta “faccia tosta“, dobbiamo la scoperta di Lucio Battisti come cantante (lui non voleva farlo, diceva di avere una bruttissima voce), di un Rocky Roberts fino ad allora sconosciuto in Italia che, con la sua versione di T-Bird, fece da sigla alla trasmissione, e dell’etichetta “beat” applicata a tutto ciò che in quegli anni, contrapposto al polveroso “matusa“, faceva tendenza.

Va anche ricordato che gli anni ’60 erano quelli del boom economico, della voglia di spensieratezza e i giovani avevano bisogno di spazi nuovi, di luoghi dove illudersi di poter cambiare il mondo e la radio, fino ad allora, aveva fornito palinsesti noiosi e poco stimolanti. Fu una vera e propria rivoluzione che cambiò per sempre il modo di fare radio.

Purtroppo non tutti possiedono lo stesso talento, le stesse capacità e la stessa ironia visionaria dei padri fondatori Arbore e Boncompagni e ,oggi, nell’immenso panorama radiofonico, si ascoltano trasmissioni demenziali, urlate, sguaiate e francamente poco divertenti.
Editori poco esperti di radio, dediti unicamente al business, hanno inserito nei palinsesti personaggi televisivi e starlettes dello spettacolo, sperando di catturare più ascolti e svilendo sempre di più la figura dello speaker radiofonico.

Ricordiamo che sì Arbore e Boncompagni facevano satira sociale e proponevano simpatiche gags, ma la loro missione principale era quella di proporre musica nuova, di far conoscere artisti che arrivavano dal mercato estero, di creare un gusto musicale che entrasse in sintonia con i desideri e i sogni del mondo giovanile.

Largo spazio alla musica, quindi, e lunga vita alla Radio, espressione di libertà e colonna sonora della nostra vita.

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