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Intervista a Dario Baldan Bembo

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di Gianfranco Giacomo D’Amato

Oggi vi propongo l’intervista ad uno dei più grandi compositori di musica del nostro paese. E’ noto al grande pubblico per diverse canzoni che ha scritto ed ha interpretato lui stesso. Pochi sanno invece che ha composto le melodie di moltissime canzoni che hanno segnato un’epoca. Si tratta di Dario Baldan Bembo.

INTERVISTA

Dario, com’è la tua vita oggi?
Sono sempre impegnato, ma non necessariamente a fare nuove canzoni. Organizzo serate, curo la riedizione delle mie canzoni in vinile da portare in CD ed è un lavoro lungo. I pezzi nuovi non saprei a chi darli, il periodo d’oro, ad esempio con Renato Zero, è finito. La cosa più bella che mi sta capitando a 65 anni è vivere e godere di quello che ho fatto. C’è gente alla mia età che è in pensione, ma è una pensione monetaria. Io oggi sono un pensionato privilegiato, un pensionato della mia musica. Ovunque vado posso suonare quelle canzoni di cui mi hai chiesto, una specie di pensione vitalizia, dalla quale è anche difficile staccarsi. Posso suggerire ovviamente di suonare una canzone nuova, ma mi chiedono sempre di sentire quelle, è naturale. Ho 200 canzoni di cui fare il restyling, molte dello stesso valore di quelle più famose. E allora devo completare questo restyling, questo è l’impegno di oggi che presuppone il riprogrammare me stesso.

L’incontro che ha cambiato la tua vita professionale? Renato Zero.

Una persona che ha creduto in te?
Bruno De Filippi, quando ero completamente sconosciuto, e poi Giovanni Sanjust.

Sei l’autore/interprete italiano dell’amicizia (L’amico è – Amico). Hai un amico vero nel mondo della musica?
No. Nella musica gli amici in genere non ci sono.

La tua canzone più bella?
E’ quella che scriverò domani. In ogni canzone che hai finito c’è sempre qualcosa che non ti soddisfa fino in fondo.

Quella a cui sei più affezionato?
Donna sola.

Il tuo capolavoro principale?
Minuetto.

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Il capolavoro di un altro che avresti voluto scrivere tu?
I migliori anni della nostra vita di Maurizio Fabrizio.

La canzone che ti hanno più invidiato?
Non lo so… non me lo hanno mai detto!

La tua canzone che meritava più successo di quanto ne abbia avuto?
Quasi tutte! No, ok, scherzo: Donna sola.

Un interprete per cui avresti voluto scrivere una canzone? Joe Cocker

Un rimpianto professionale?
Quando andai in viaggio di nozze negli Stati Uniti dopo il mio primo matrimonio. Il mio editore mi aveva fissato un incontro alla Paramount. Non ci credetti molto e non ci andai. Da lì in poi imparai ad avere più fiducia in me stesso.

L’emozione più grande della tua carriera?
In occasione della Mostra Internazionale di musica leggera di Venezia 1972, quando Mia Martini vinse la Gondola d’Oro con Donna sola. Eravamo al Lido di Venezia. Io dovevo uscire sul palco per suonare il piano ed era la mia prima apparizione in un pubblico in un contesto così prestigioso. Rischiai di svenire per l’emozione. Luigi Albertelli mi diede uno spintone e mi scaraventò fuori. Avevo talmente fretta di finire che Natale Massara, che dirigeva l’orchestra, mi faceva segno: “Piano, piano, devi andare piano !”

C’è stato un momento “della svolta” in cui hai capito che ce l’avevi fatta?
E’ successo quando ho avuto i primi apprezzamenti da personaggi come Augusto Martelli, Luigi Albertelli, Mina.

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Ti avranno certamente detto tante volte “Ma anche questa canzone è tua ?” Più soddisfazione oppure un po’ di rabbia perchè sono cose che sanno in pochi?
Più soddisfazione.

Qual è la sensazione quando pensi che le canzoni che hai scritto (alcune ormai più di 40 anni fa) emozionano ancora milioni di persone ?
Una grande soddisfazione. E’ ciò che mi tiene in vita, è la mia linfa.

Esistono genio e talento sia in chi compone che in chi interpreta, ma chi compone fa qualcosa di unico. Che ne pensi?
Pienamente d’accordo.

La musica è una componente fondamentale della canzone, spesso più importante del testo (Djamballà e Soleado non lo hanno nemmeno). Prima attrae la musica, poi, se piace, si ascolta con attenzione il testo. Difficile il viceversa. Che ne pensi?
Certo. La musica è più universale. Assolutamente vero.

I grandi capolavori musicali sono intuizioni di un momento. L’ispirazione e l’idea di base arrivano come un lampo. Si o no?
Anche qui sono d’accordo. In fin dei conti noi compositori gestiamo le 12 note, che sono sempre quelle. E cogliamo un’idea in un momento. Quello che conta è l’intensità dell’ispirazione, di quel momento. Io poi ho un convincimento: la profondità d’animo del compositore influisce sulla qualità di quello che scrive.

A proposito di quegli anni irripetibili hai detto: “C’era un atmosfera stimolante, che ti faceva sentire vivo, e fiero di fare questo mestiere. Non proprio esattamente come quello che si ritrova oggi. Bei tempi!” Cosa c’era veramente di diverso?
Era tutto diverso. Il clima era diverso. La situazione economica era diversa, giravano più soldi. Il fermento era diverso. Se si decideva di mettersi al lavoro sul serio per fare qualcosa di importante, lo si faceva. E’ tutto cambiato. Le case discografiche sono ora piccoli uffici, ognuno pensa al suo piccolo mondo e non ci sono i mezzi economici adatti, la pirateria negli ultimi anni è stata devastante. I discografici chiedono musica di consumo, diversa, che non è quella di cui abbiamo parlato finora. E io non ci sto ad adeguarmi.

Eh già. Un esempio per tutti dei tempi che sono cambiati: Minuetto, uno dei più grandi capolavori della nostra musica, non raggiunse mai il 1mo posto in Hit Parade, ma solo il 2ndo! In quegli anni chi aveva talento e determinazione prima o poi si affermava. Vero o falso? Vero. Quasi sempre c’era una sola di queste doti e bastava. Ti posso dire di Cutugno, di cui ho sempre avuto grande stima e anche lui di me. Lui riconosceva a me molto talento e poca determinazione. Diceva che ero pigro, e aveva ragione. Non brillavo per determinazione. Io invece ammiravo proprio la sua determinazione. Renato Zero è stato forse un’eccezione che conferma la regola, perchè aveva entrambe le doti.

Chi sono i migliori autori di oggi?
Ti posso menzionare Maurizio Fabrizio, che è però della mia generazione. A proposito di nuovi autori non vedo in giro veramente quasi nessuno.

Un’ultima domanda: hai nel cassetto qualche altra canzone come Amico, magari da dieci anni? Se è così tirala fuori per favore!
Eh, ne ho tante!!!

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Tratto da “Mi ritornano in mente” di Gianfranco D’Amato (prefazione di Mara Maionchi, Editrice Zona)

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