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Intervista ai Dagma Sogna, che sono usciti con l’EP d’esordio “Elefanti di Nuvole”

Intervista ai savonesi Dagma Sogna, che debuttano con "Elefanti di Nuvole", un EP interessante che merita di essere ascoltato.

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di Athos Enrile

Capita che il nome di una band esprima idee e filosofia di lavoro.
Poche volte è uno studio fatto a tavolino, spesso è una spinta inconscia, e se arriva la voglia di indagare ulteriormente perché, ad esempio, il termine DAGMA SOGNA desta curiosità, si viene a conoscenza del fatto che il primo blocco riporta all’acronimo dei nomi dei componenti il gruppo, mentre il secondo è legato ad una precisa dimensione dei brani, come loro definiscono… “leggera e onirica”.

ELEFANTI DI NUVOLE è il loro EP di esordio, quattro brani che mi hanno un po’ spiazzato, positivamente, per la qualità della proposta e per la differenza di genere rispetto a quanto potevo aspettarmi da musicisti che già conoscevo –almeno alcuni– dediti solitamente a musica fatta per la nicchia o a tributi vari.
Giovani, certo, ma è già arrivato per loro il momento del racconto chiaro e diretto dei sentimenti, necessità che prima o poi tocca ogni artista nel suo percorso evolutivo.

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Questa la Tracklist dell’EP ELEFANTI DI NUVOLE

-Elefanti di Nuvole
-Ormai è Tardi
-Sentirmi lì
-Anime di Sabbia

La loro musica penso possa definirsi un pop raffinato, d’autore, dove le liriche hanno vero significato e dove si può fortunatamente incappare in un riff di chitarra che dopo il primo giro rimane in testa per giorni… l’ascolto del brano a seguire dovrebbe chiarire il mio concetto.

Le armonizzazioni, i cambi di tonalità, l’eleganza e la cura dei particolari strumentali rendono questo esordio una piacevole sorpresa, e se poi si aggiunge la timbrica caratteristica di un vocalist che, nella sua vita precedente, si è cimentato al massimo come supporto, viene da pensare che oltre alla pianificazione a tavolino, qualche favorevole congiunzione astrale abbia inciso sull’incontro di questi savonesi intraprendenti.

E ritorno all’affermazione iniziale, quella legata al nome/simbolo “DAGMA”, testimoniante la voglia assoluta di  un totale coinvolgimento delle parti, con la consapevolezza che sia questa l’unica possibilità utile a creare un progetto proiettato nel tempo.

I quattro brani dell’EP rappresentano anche il bisogno di raccontare al mondo, nel modo più rapido possibile, chi siano i DAGMA SOGNA, ma il fuoco è in continua alimentazione e produce nuovi brani che, si spera, finiranno presto in un album “adulto”.

L’intervista a seguire è davvero esaustiva e disegna il profilo del gruppo, un pugno di anime che, alla prima occasione, mi chiederanno: “… ma ti è piaciuto o no?”.

Rispondo così…

Arrivati verso la fine della title track c’è una variazione di tonalità, direi abbastanza complicata: è quello il momento che, ad ogni ascolto, mi provoca ripetuti brividi… per la serie “anche i rockettari hanno un cuore!.

Si può chiedere di più alla musica?

I DAGMA SOGNA sono:

Alessandro Giusto – voce, chitarra acustica ed elettrica
Daniele Ferro – chitarra elettrica ed acustica, cori
Matteo Marsella – basso
Davide Garbarino – tastiere, cori
Gabriele Lenti – batteria

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INTERVISTA

Domanda d’obbligo: come nascono I DAGMA SOGNA?
Daniele: i Dagma Sogna nascono quasi per caso. Io e Matteo che avevamo già trascorsi musicali e di studio comuni ci siamo incontrati nuovamente e la voglia di suonare ci ha spinto a contattare Davide, per un progetto che all’inizio avrebbe dovuto essere differente. Ma il desiderio di dire qualcosa di nostro era troppo forte. L’incontro con Alessandro è stato di nuovo frutto di un fortunato caso; dapprima voleva integrare le sue notevoli competenze chitarristiche con un approccio più elettrico e allora si è rivolto a me. Io ho avuto la fortuna di sentirlo cantare ed è stata come una folgorazione. Le lezioni sono state tramutate in un lavoro di stesura. Con l’inserimento di Gabriele alla batteria abbiamo trovato quello che cercavamo ed abbiamo deciso di iniziare questo viaggio che non sappiamo dove ci porterà, ma che stiamo portando avanti con gioia e soddisfazione.

Conosco i 3/5 della band e mi pare che l’attuale progetto sia qualcosa di molto lontano dall’immagine che avevo –fatta di prog, metal e classica–  sostituita da un pop raffinato e di sicura presa: è questo il luogo che vi rappresenta maggiormente in questo momento o è solo una delle tante sfaccettature dell’uomo e del musicista?Davide: Sicuramente si tratta di una sorta di “terreno inesplorato” per noi, però posso garantirti che tutto è nato in maniera molto naturale e spontanea: dalle prime prove sino al risultato finale, passando per tutti gli esperimenti tentati in sede d’arrangiamento, nulla è stato inserito forzatamente, soddisfacendoci pienamente. Crediamo pertanto che la forza dei Dagma Sogna stia essenzialmente nel collettivo, in quanto tutti e cinque abbiamo portato in dote al progetto le nostre esperienze e le abbiamo utilizzate intelligentemente all’interno di un nuovo contesto, un esperimento per qualcuno, una sfida per altri… sicuramente un orgoglio per tutti!

L’esordio discografico è un EP costituito da quattro brani: precisa scelta o voglia di utilizzare in fretta il materiale già elaborato?
Daniele:
avevamo bisogno di un biglietto da visita, di presentarci al mondo, quindi la decisione è stata quella di iniziare a fissare i primi quattro brani, anche per facilitare la ricerca di una etichetta in grado di supportarci, e contemporaneamente procedere con le stesure delle nuove canzoni. Al momento abbiamo altri due brani pronti non registrati e altri in buono stato di avanzamento. Ovvio che i quattro dell’EP confluiranno comunque nel primo disco. Noi lo abbiamo vissuto come la scelta di muovere un primo passo, d’altra parte prima di correre bisogna iniziare a camminare.

Ritorno al fatto che conosco alcuni di voi, sottolineando alcune differenze che stimolano la mia curiosità. La prima riguarda Alessandro, di cui non sapevo l’amore per il canto che, a giudicare da quanto sentito, va coltivato: come si è evoluta questa tua vocazione e con che spirito hai messo da parte, in questo caso, gli strumenti a corda?
Alessandro:
Sono convinto che ogni musicista dovrebbe cimentarsi anche nel canto per sviluppare a pieno la propria musicalità. Il canto è il modo più diretto per produrre suoni… non è un caso che una prova obbligatoria per i musicisti classici sia il dettato cantato. Io ho sempre cantato (anche se non ho mai amato troppo il timbro della mia voce e mai mi sono considerato un cantante) e per fortuna sono sempre stato intonato. Da bambino mi svegliavo cantando. Alle recite delle elementari, chissà come, ma finivo sempre per essere scelto per la parte solista. Anche da “grande”, nei vari gruppi in cui ho militato, ho sempre fatto le armonizzazioni vocali a supporto della voce solista, cosa che mi diverte tantissimo. Solo ultimamente ho cantato qualche brano di Hodgson in un tributo ai Supetrtramp (ho una voce piuttosto acuta…) e Daniele mi ha sentito e ha visto nel mio timbro un elemento adatto al pop italiano. Da qui è nato il progetto. Però la mia vera passione rimane la chitarra classica, e confesso che in questa fase in cui il poco tempo libero è tutto dedicato ai Dagma la mia buona vecchia amica manca tantissimo! Devo trovare il modo di dormire una manciata di ore per notte e riuscire a fare tutto!

Ascoltando i brani in successione emerge anche un estremo gusto e misura di Daniele, che conoscevo come un esuberante chitarrista tendente al virtuosismo, contenuto in questo caso a favore dell’omogeneità del prodotto (brutta parola!): qual è il tuo vero volto Daniele?
Daniele:
ho sempre pensato che la tecnica non sia altro che la possibilità di espandere il linguaggio, è uno strumento, non un fine. In questa ottica però, suonando sempre generi più tirati veniva più naturale un mood esecutivo più “esibizionista”. Questa volta erano le canzoni a comandare, io, come gli altri, abbiamo dato la priorità agli aspetti di musicalità e delicatezza, più che all’autocelebrazione. La mano può scappare sempre ma alla fine devo dire che, musicalmente, questo modo di lavorare le parti mi rispecchia di più nella mia piccola evoluzione di musicista.

Una domanda anche per Davide, che ho visto in passato nelle vesti di frontman, vocalist  e trascinatore metal: in quale situazione ti trovi più a tuo agio?
Davide:
Semplice: entrambe! In realtà io “nasco” artisticamente come tastierista, la passione per il canto è giunta in un secondo tempo. Certamente si tratta di due ruoli agli antipodi: come tastierista pop/rock sono “confinato” nel mio angolo di palco e dal punto di vista musicale il mio è principalmente un lavoro di rifinitura, pur avendo i miei spazi per emergere, mentre quando sono sul palco come voce dei Mindlight devo preoccuparmi anche del coinvolgimento del pubblico, oltre a tentare di non fare brutte figure emettendo suoni a caso! Si tratta comunque di due facce della stessa medaglia, poiché vivo ogni nota che canto o suono con la stessa passione, di qualunque genere sia.

Come è avvenuta la suddivisione dei compiti, tra musiche e liriche? Trattasi di lavoro pienamente collegiale?
Daniele:
ci tengo a sottolineare che i nostri brani suonano in questa maniera per l’apporto di tutti gli elementi. Senza le intuizioni di ogni membro del gruppo non sarebbe lo stesso progetto. Per contro ovviamente si parte da spunti più personali, nella costruzione della struttura del brano e delle armonie. Per quanto riguarda i brani dell’EP le idee di partenza e i testi sono miei per tre canzoni e di Alessandro per “Sentirmi Lì”. Ma abbiamo deciso proprio per l’apporto di ogni membro di tralasciare le firme personali e di prediligere la firma a nome di tutti e cinque i Dagma Sogna. Crediamo nel collettivo e inoltre siamo tutti autori, tanto è vero che a breve presenteremo due brani che partono da idee di Davide come musica e testi e uno di Matteo. Anche se anche per questi varrà comunque il discorso fatto prima.

A proposito di testi, ho notato una tendenza all’ossimoro (“pesantemente leggeri”, “urlo silenzioso”): espressione naturale o ricerca del significato criptico d’effetto?
Daniele:
ti ringrazio per la domanda molto stimolante. Rispondo in qualità di autore dei testi. Il lavoro di stesura delle parole è stato fatto di getto, ma ha poi subito delle modificazioni per rendere le immagini più evocative e nitide. In questo contesto l’uso delle figure retoriche, ed in particolare dell’ossimoro, lo vivo un pò come una metafora della vita ed in piena sinergia con il contesto musicale. Un accostamento di malinconia, gioia, rimpianto, aspettative di un futuro migliore e di una riabilitazione del proprio essere. Tematiche che per la loro stessa natura vivono di opposti, da lì l’esigenza di cercare di esprimere il colore di queste sensazioni.

L’EP è aperto da “ELEFANTI DI NUVOLE”, un brano di cui avete realizzato il video, con un riff di sicura presa (anche ora, mentre scrivo, non riesco a toglierlo dalla mente!): che cosa pensate dell’aspetto visual nella pubblicizzazione della musica?
Daniele:
“Elefanti di Nuvole”, accompagnata dal video, molto delicato, guidato da Elena Baldelli e Francesco Capelli, ci sta dando grandi soddisfazioni. Girato sul Beigua, sulle colline savonesi, prende l’idea delle nuvole e del volo (essendo il nostro logo un aereoplanino di carta, idea questa della nostra grafica Cecilia Magrini che ringraziamo). Ha rappresentato a  tutti gli effetti una sintesi grafica di quella che è la poetica dei Dagma Sogna, un viaggio tra nostalgia e tenerezza, e penso che il video abbia sposato appieno le idee di fondo. Più in generale la musica, specie in un territorio pop rock come il nostro, ha da ormai molti anni sfruttato le immagini per potenziare la divulgazione del messaggio, in alcuni casi in modo magistrale davvero, in altri meno; ma resta il fatto che si tratta di un mezzo imprescindibile, specie nell’era di internet, per avere la possibilità di essere ascoltati. Siamo molto contenti e grati del risultato ottenuto, anche se da musicista la centralità credo stia sempre nel messaggio musicale e nel testo, e che le immagini possano rafforzarlo e fare da veicolo, ma non trasformarlo. Vi rimandiamo al nostro Canale YouTube o alla nostra Pagina Facebook (Dagma Sogna) per chi volesse vederlo, noi diciamo solo che qualche minuto lo merita!

Avete deciso come pubblicizzerete il vostro lavoro?
Daniele:
inizieremo presto i live; il primo sarà in acustico il 10 settembre presso il The Balance, in Darsena a Savona. Sarà uno showcase di presentazione con alcuni approfondimenti ed i brani presentati in una veste “inedita”. A seguire nei mesi successivi li porteremo in giro in elettrico, con tempi e modi ancora in via di definizione. Sicuramente la prossima estate aspettatevi una massiccia presenza promozionale (augurandoci di avere il disco finito già nelle nostre mani). Grazie mille per l’attenzione ed il tempo dedicatoci.

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