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Mango: tra World Music e Pop d’autore. Il ricordo a 5 mesi dalla sua scomparsa

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di Andrea Amendolagine
Sono già passati 5 mesi da quel drammatico 8 Dicembre 2014, quando intorno alla mezzanotte dell’Immacolata, Mango accusa un infarto e lascia per sempre il mondo della musica.
Mango muore durante l’esecuzione dal vivo del suo primo grande successo “Oro” del 1984, in occasione di un concerto di beneficenza tenuto a Policoro, nella sua Basilicata.

Si dice che morire sul palco sia il modo migliore per un artista di terminare la propria vita, e ancora in molti si chiedono se Mango, quando rivolgendosi al pubblico con un educato “Scusate!” ai primi sintomi dell’infarto, si sia reso conto che quelle sarebbero state le ultime parole pronunciate della sua vita.

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Appena 60 anni  compiuti, neanche un mese prima, 38 anni di carriera discografica alle spalle. Un percorso iniziato in sordina, con 3 dischi pubblicati dal ’76 al ’82 che non lasciano il segno, ma attirano su di lui l’attenzione di colleghi ed addetti ai lavori.

L’inizio della sua straordinaria carriera lo conosciamo un po’ tutti: fu l’intuito di Mogol e Mara Maionchi ad evitare che il giovane artista lucano, ormai deciso ad abbandonare il mondo della musica visti gli insuccessi iniziali, ritornasse ai suoi studi di Sociologia. E’ il 1984 e proprio il famoso paroliere lombardo, ascoltando il provino di “Oro” nell’originaria versione scritta da Mango e il fratello Armando con il titolo di “Mama Voodoo“, cerca a tutti i costi di rintracciarlo per produrlo. Da lì ha inizio un percorso artistico affascinante, comprendente anche 7 importanti partecipazioni al Festival di Sanremo (l’ultima nel 2007 con “Chissà se nevica“) e milioni di dischi venduti.

Per anni i testi delle canzoni di Mango porteranno in primis la firma del fratello Armando (oltre a Mogol, Alberto Salerno nei primi dischi di successo e la famosa collaborazione con Lucio Dalla per il testo di “Bella d’estate“) fino ad arrivare al 2002 e al pluripremiato album “Disincanto“, il primo con brani scritti interamente, testo e musica, dal cantautore di Lagonegro. Da qui Mango si rivela un artista a 360° gradi, non solo musicista ma anche poeta: “Nel malamente mondo non ti trovo” e “Di quanto stupore” sono infatti i titoli dei due libri di poesie da lui pubblicati nella seconda metà degli anni 2000. Una poetica ardita, evocativa di innumerevoli immagini e significati attraverso l’utilizzo di un linguaggio ricercato e ricco di accostamenti inusuali ma perfetti, eccezionalmente incastonati per descrivere a parole un’emozione, partendo dal suo “aspetto” più immediato fino al significato più nascosto e profondo.

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Ma Mango è anche molto altro: eternamente innamorato della musica di un artista mondiale quale Peter Gabriel e del concetto di World Music concepito e sviluppato dall’ex front-man dei Genesis dalla seconda metà degli anni ’80 , l’artista lucano coglie l’originale essenza concettuale di questo nuovo mondo musicale (costituito, nei suoi pilastri, da un mix di Pop e musica etnica) e decide di rielaborarla in maniera totalmente originale e nuova: da qui la geniale concezione di melodia “alla Mango” si coniuga con i suoni, colori e atmosfere del Sud Italia fino ad essere considerato, da pubblico ed addetti ai lavori, il cantautore “mediterraneo” per eccellenza, aggettivo suggerito dal suo grande successo del ’92.

Uno stile nuovo, perfettamente riconoscibile (grazie anche all’apporto del musicista, arrangiatore e fedele collaboratore Rocco Petruzzi), che dà i primi segni della sua piena maturazione a partire dal 1988, l’anno dell’album “Inseguendo l’aquila“: da “Oro” in poi, infatti, la rivoluzione della musica elettronica era ormai arrivata più dirompente che mai in Italia, e i primi dischi di successo dell’artista (“Australia“, “Odissea” su tutti e “Adesso“) erano fortemente influenzati dall’avvento dei synth, campionatori e drum machines. “Inseguendo l’aquila”, invece, segna la prima grande svolta musicale nella carriera di Mango: ritornano gli strumenti acustici accanto a quelli elettronici, pezzi come “Ferro e fuoco” o “Seduto all’ombra….fu così” danno un segnale chiaro di cosa sia la nuova melodia di Mango e come vada interpretata (e difficilmente copiabile o riproducibile da altri artisti).

Ogni suo disco meriterebbe un’analisi approfondita ed accurata. Che dire allora di “Amore per te“, successo dell’estate ’99, che molto probabilmente è tra le canzoni d’amore più belle scritte negli ultimi 30 anni? Come non citare l’intero album “Credo” del ’97 (ristampato nel ’98 con l’aggiunta della sanremese “Luce” eseguita in coppia con Zenima), poco capito dal pubblico al momento dell’uscita nei negozi, ma seconda tappa fondamentale di quello che sarà poi lo stile dell’artista da lì in poi? Che dire poi degli elogi chilometrici che si potrebbero fare sull’album “Come l’acqua” e “Disincanto” (due tra i tanti picchi di livello artistico della sua carriera) e su brani come “Le onde s’infrangono“, “Come l’acqua“, “E mi basta il mare“o “Gli angeli non volano“? Oppure potremmo soffermarci nel chiederci di come nell’album “Ti amo così” del 2005 possa essere inclusa una canzone come “Di quanto stupore“, in cui Mango raggiunge mondi musicali mai sentiti prima nei suoi lavori precedenti. O l’ulteriore ed inaspettata sorpresa nel sentire come sia riuscito a rielaborare, in maniera totalmente inedita, canzoni apparentemente intoccabili come “L’immenso” di Amedeo Minghi o “Heroes” di David Bowie nell’ultimo lavoro della sua vita, “L’amore è invisibile“.

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Sicuramente dall’album “Ti porto in Africa” del 2004 in poi, il modo di interpretare i propri pezzi inizia a prendere una piega sempre più recitativa e ricca di parole racchiuse nelle strofe: “Dal silenzio a un bacio” e “Io ti vorrei parlare” fino a “Dove ti perdo” del 2011 sono esempi lampanti di questa nuova dimensione di cantautore/poeta raggiunta da Mango.

Ma se facciamo un sondaggio: qual’ è la sua canzone più amata e ricordata dal pubblico? Le generazioni più recenti citeranno la sublime ed eterna “La rondine” (come contraddirli?), qualche fan più datato dirà “Bella d’estate“, “Lei verrà“, “Sirtaki“, “Oro“, “Mediterraneo” o la già citata “Amore per te“. Veramente difficile, e forse inutile, stabilirlo.

Un anno esatto fa le radio trasmettevano la sua personale interpretazione di “Scrivimi” (guai a chiamarla Cover, e aveva ragione!), anticipazione proprio di “L’amore è invisibile” che conteneva anche tre inediti rispecchianti tre delle tante anime musicali di Mango.

La maggior parte delle sue uscite discografiche sono avvenute in questo periodo, e mai come adesso tutti sentiamo il bisogno della sua voce, della sua musica, delle sue nuove emozioni che inesorabilmente diventavano nostre. Ci manca accendere la radio di notte per ascoltare per primi la sua nuova canzone, fare il contro alla rovescia per l’uscita del disco, impararlo a memoria e gridarlo durante un suo concerto insieme a tante altre persone che, come ognuno di noi, non vedeva l’ora di ascoltarlo e verdlo cantare. Ci manca il fatto di vivere la vita con le sue nuove canzoni che avrebbero accompagnato ancora una volta le nostre giornate e creato la colonna sonora dei nostri momenti belli e brutti a venire.

Ci manca Mango, ma quello che ci ha regalato in tanti anni non morirà mai.

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VIDEO: Oro – Mango
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