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Forse non lo sapevate – I migliori anni della nostra vita

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di Gianfranco Giacomo D’Amato

I migliori anni della nostra vita di Maurizio Fabrizio e Guido Morra.
Volete sapere come è nato questo capolavoro ? Leggete qui !

Siamo alla fine degli anni 80. Maurizio Fabrizio vive ad Arezzo. La cucina è la stanza con la migliore acustica della casa e lui è lì con la sua chitarra, sempre alla ricerca di melodie, di una sequenza di accordi speciale per una nuova canzone.

Fabrizio

Un giorno riceve una telefonata da Roma. E’ Guido Morra, autore di testi con il quale Maurizio scrive canzoni già da un po’, che gli fa: “Senti Maurizio, cosa ne pensi di questo titolo: I migliori anni della nostra vita ?” Era il titolo di un film americano del 1946 che aveva vinto diversi Oscar e che era rimasto impresso particolarmente nella mente di Guido.

 

I migliori anni della nostra vita

Maurizio gli risponde che il titolo gli piace. Guido prende la palla al balzo e gli chiede di scrivere una musica. Solo sul titolo. Maurizio accetta e trova subito una melodia interessante, un ritornello di quattro versi. In assenza di un testo, Maurizio ci canta su quattro volte il titolo:

I migliori anni della nostra vita 
/ i migliori anni della nostra vita / i migliori anni della nostra vita / i migliori anni della nostra vita

Lo suona e lo risuona varie volte. Gli piace, gli piacciono anche le ripetizioni, ma va reso un po’ più vario. Chiama Guido, gli suona il ritornello alla chitarra e gli dice che a suo avviso nella seconda o nella terza riga di quella strofa andrebbe cambiato qualcosa. Ma non sa cosa. Guido è d’accordo. Per completare il ritornello manca poco. Dal racconto diretto che ho raccolto da Maurizio: “Ormai c’eravamo. Guido mi chiamò ancora e mi disse che nella terza riga aveva inserito una frase diversa. Il ritornello era diventato:

I migliori anni della nostra vita / i migliori anni della nostra vita / stringimi forte che nessuna notte è infinita / i migliori anni della nostra vita. 

Bellissimo !

Ora, chi conosce Maurizio Fabrizio sa che la lista dei capolavori che ha scritto è lunga come la nota della spesa di una famiglia americana di otto componenti, tutti sovrappeso. Però sa anche che la sua modestia non prevede che dalla sua bocca esca un “bellissimo” relativo ad una sua canzone, sebbene si parli del testo di Guido Morra e non della sua musica. Questo fa capire che anche la reazione di un grande artista di fronte a un capolavoro può essere quella di un bambino di fronte ad una meraviglia.

Nel giro di poco il pezzo si sviluppa da quelle intuizioni geniali del ritornello e diventa la canzone che tutti conosciamo. La strada verso il successo però è ancora lunga. Inizialmente deve inciderla Giorgia, ma non se ne fa niente e il brano rimane per qualche tempo in un cassetto.

Un giorno Maurizio la fa ascoltare a Mario Lavezzi, che sta scrivendo il nuovo album di Ornella Vanoni. A Lavezzi piace molto e Ornella la incide. Gli autori non erano pienamente consapevoli della potenzialità di quel pezzo e probabilmente, se le cose fossero andate avanti, I migliori anni della nostra vita sarebbe rimasto uno dei tanti brani di quell’album della Vanoni. Bello ma forse anonimo. Chissà. Nel corso della lavorazione arriva invece la sorpresa: Lavezzi, molto dispiaciuto, chiama Maurizio per dirgli che Ornella ha deciso di non inserire più la sua canzone nel disco perchè non è coerente con l’atmosfera dell’album.

La storia travagliata che porta alla pubblicazione della canzone ha una svolta quando a Maurizio arriva un’altra telefonata, questa volta di Fabrizio Intra, discografico e direttore artistico della Sony, che per prima cosa lo ringrazia. Maurizio resta perplesso, non sa il motivo quella gratitudine. Fabrizio gli spiega che attraverso vari percorsi, al suo editore era arrivata la cassetta con I migliori anni della nostra vita e che lui ha convinto Renato Zero a cantarla. Il provino che hanno fatto è stupendo. Non ci sono dubbi, sarà un grande successo. Nel giro di qualche giorno, alla presenza di Maurizio Fabrizio, Renato Zero incide una delle sue canzoni più celebri. Ancora qualche giorno e il disco è stampato. Renato la presenta a Piazza di Spagna a Roma ottenendo un successo travolgente al quale ormai gli autori non pensavano più.

Renato Zero

E’ un racconto semplice, di un paio di telefonate tra due amici e colleghi che si dicono cose del tipo “che ne pensi ?”, “magari facciamo così”, “Si così mi piace”.

Incredibile !

Incredibile anche il fatto che tutta la canzone sia nata “al contrario“: per tutte le parti Guido scriveva il testo e solo successivamente Maurizio aggiungeva la musica.

Questo dimostra che nel creare una canzone non ci sono formule – mi dice Maurizio – e alla fine il risultato fu convincente, ci sembrò tondo, cioè filava tutto bene. Sai, quando va tutto così bene c’è anche fortuna“.

Non ho potuto trattenermi: “Ah Maurì ! Ma quale fortuna ????

Conclusione di un pomeriggio fantastico ? Un grandissimo musicista come Maurizio si mette al piano nel suo studio di registrazione in cui abbiamo terminato l’intervista e mi suona e mi canta dal vivo il capolavoro che ha scritto.

Certe emozioni può regalarle solo la musica.


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Tratto da “Mi ritornano in mente” di Gianfranco D’Amato – Zona Editrice

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