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Giorgio “Fico” Piazza a ruota libera…

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di Athos Enrile

Murizio Vandelli, nel corso di un concerto, un paio di anni fa, sottolineò la presenza sul palco del taciturno Fico Piazza 

… raccontando più o meno così: “ … lui parla poco, ma è stato protagonista della storia della musica. Era lui, ad esempio, il bassista che suonò Emozioni in sala di incisione. E alla fine avevamo tutti le lacrime agli occhi…” (testimonianza video a fine post).

Premessa
Chiunque abbia avuto l’opportunità di ascoltare musica, nel passaggio epocale tra gli anni ’60 e ’70, sarà stato testimone diretto di un evoluzione radicale che ha regalato  – e ancora regala – momenti indimenticabili, attraverso suoni e parole che hanno poi accompagnato tutte le vicende della vita a seguire. Molti gli  “eroi” trasformati  in miti, alcuni non più presenti tra noi. Per quelli rimasti, la musica non è stata un passatempo giovanile, ma una passione senza fine che ha permesso un cammino continuo, o magari pause – solo pause – di riflessione. Le reunion di antiche glorie sono all’ordine del giorno e la qualità globale che ne deriva genera entusiasmo e alimenta motivazioni molto forti che inducono a persistere. Eppure accade di trovare qualcuno che ha “appeso le scarpe al chiodo”, per dirla in termini calcistici, musicisti che restano inattivi per una vita… le scelte personali sono impossibili da giudicare dall’esterno. Quante volte mi è capitato di pensare: “ Chissà che fine hanno fatto Giorgio “Fico” Piazza e Marcello Todaro!”. Sto citando due ex importanti, che vidi dal vivo in quegli anni musicalmente felici: il primo fu il bassista della Premiata Forneria Marconi, mentre il secondo il chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso.
Ho incontrato per la prima volta Giorgio circa quattro anni fa, a Genova, “trascinato” sul palco da Paolo Siani – Nuova Idea – ed era forse la sua prima esibizione dopo una quarantina d’anni. La musica, e l’amore per essa, azzera spazi e tempi, e l’aver “svegliato il can che dorme”, come lui dice ha riportato sui palchi italiani un pezzo della “nostra” storia, un musicista che ha suonato in album seminali della PFM ed è stato protagonista di quei momenti di passaggio, da Lucio Battisti al prog. Di quei giorni conserva – e usa – il basso regalatogli da Greg Lake, ai tempi in cui la PFM fece il salto oltre i confini italiani. Di fatto, Giorgio ha iniziato ad essere sempre più presente, in compagnia di vecchie conoscenze perse nel tempo, come Bernardo Lanzetti, Aldo Tagliapietra, Lino Vairetti, Gianni Leone.
Dopo la “riconquista” del palco è arrivata la partecipazione ad un album,  “Dedalo e Icaro” del Cerchio d’Oro, e al contempo è nata l’idea di  realizzare uno spettacolo in grado di raccontare una vita, costituita da cinquant’anni di musica e da alcuni personaggi che ne sono stati protagonisti: “… vi suono una storia…”, andata in scena per la prima volta a Sesto San Giovanni, con la partecipazione straordinaria di Teo Teocoli e Mario Lavezzi.
Ecco uno stralcio di qualche  riflessione di Fico, stimolata dalle mie domande, poco tempo fa.

Partiamo dalla tecnologia…
Adoro il contatto diretto e con queste cose – telefono, mail e social network –  ti bruci i contatti umani, mentre quando guardo in faccia uno capisco se mi sta ascoltando, se condivide o se non ha il coraggio di dirmi che ciò che penso non gli  interessa … quando scrivi una mail non puoi apprezzare tutto questo.

Ma le persone hanno ancora voglia di ascoltare?
Non lo so, ma ritengo quasi una missione quella di provare a dialogare, sennò si perde il rapporto interpersonale; la mia soddisfazione maggiore la sera del concerto di Sesto San Giovanni l’ho avuta quando alla fine dello spettacolo sono sceso dal palco per salutare il pubblico e ricevere un po’ di calore umano … quello è il massimo del risultato di una serata musicale … io eliminerei l’autografo e proporrei altro: “… vieni, andiamo a sederci, parliamo…”; se me lo potessi permettere inviterei tutti a cena in pieno stile matrimonio … questo è quello che chiedo alla musica in questo momento della vita, e sono così convinto proprio perché sono stato fermo quarant’anni; ho mantenuto la purezza di molti anni fa, non  mi sono fatto contaminare dalla tecnologia e sono pieno di entusiasmo che deve uscire. Sono convinto che la gente non può che apprezzare, e tutto questo mi ha fatto nascere l’ispirazione e la voglia di mettere su uno spettacolo che racconta la mia vita in musica. Quello che vorrei è andare sul palco e creare un rapporto col pubblico, non ho nessun interesse, adesso come un tempo, nel fare la star.

Qual è la tua opinione sui giovani?
Sembrerebbero presuntuosi, ma in realtà giocano in difesa perché si sono auto convinti che non c’è e non ci sarà spazio per loro. Hanno tutto a disposizione e forse si chiedono perché non riescono a finalizzare. L’unica risposta che ho è che manca la scintilla, quell’attimo in cui, improvvisamente, senti qualcosa che sta per esplodere e non fai niente per trattenerlo. Senza questa forza interna è inutile andarsi a proporre, e questo vale anche per l’attività quotidiana che ognuno di noi esercita. Io faccio il rappresentante e nell’ambiente sono considerato assolutamente anomalo, non lo faccio per guadagnare dei soldi – che ovviamente servono per vivere – ma perché ogni sei mesi rinnovo un rapporto umano che magari va avanti da quarant’anni anni; capita di non vedere una persona per lustri, perché non ho più il prodotto che interessa, ma ogni volta che telefono mi accorgo di avere il contatto aperto, che è poi quello che cerco… non una guerra quotidiana, ma una continua comunicazione con il prossimo, donandomi, ma essendo aperto alla ricezione. Pensa ad un pubblico di 350 persone… quante cose avrebbero da raccontarmi, stimolandomi anche nell’affrontare nuovi progetti con idee fresche? Ho sempre aborrito il successo inteso secondo i canoni tradizionali, mentre scendere dal palco – non l’avevo mai fatto! – e sentire la riconoscenza del pubblico equivale per me al vero successo.

Lucio Battisti e i Talent…
Battisti ha preso una miriade di porte in faccia, e se nascesse adesso nessun critico di un Talent Show lo lascerebbe cantare. Sai, io faccio il rappresentante, e spesso i colori delle collezioni che propongo sono sei, e tre fanno schifo, ma sono stati messi apposta per far vendere i restanti tre; rapportato alla musica direi che occorre distruggere cinque nuovi potenziali artisti per fare emergere il sesto, scelto con non so quale criterio, e questo mi fa soffrire, perché non posso vedere dei ragazzi trattati male, e occorre considerare che se sono arrivati a quel punto hanno comunque delle capacità. Non può esistere “il migliore”, perché per arrivare a certi livelli occorre avere l’esperienza che nessuno ha a quell’età; insomma, per fare del denaro si sacrificano dei giovani che rimarranno magari bruciati per sempre o subiranno delusioni enormi che li segneranno per la vita; noi potremmo anche fare a meno della tv, almeno di quella che giudichiamo spazzatura, eppure le ore a disposizione sono così elevate che potrebbe/dovrebbe esserci spazio per qualcosa di alternativo, come accadeva con i giornali musicali di un tempo… c’era Sorrisi  e Canzoni, ma anche Ciao 2001.

Come proseguire?
A costo di perderci un po’ di denaro, bisogna provare ad inventarsi situazioni dove ci si possano scambiare emozioni, in questo caso derivanti dalla musica, e ci vorrebbero quelle figure che una volta si chiamavano impresari, agenzie, titolari di locali appassionati di musica, gente che oggigiorno non esiste più. Bisogna ricreare quelle strutture, non tali e quali, perché il mercato richiede altro, ma bisogna capire qual è il meccanismo per tornare a smuovere la gente; una delle forme ritengo sia quella dell’impegno personale, un po’ come in politica, magari vai in giro, onestamente  a raccontare chi sei e quali sono le tue idee e raccogli pochi consensi, ma tu lo hai fatto onestamente, e forse questo alla fine paga. Io sono contento anche del fatto che a volte riesco a presentare e legare tre generazioni sul palco, e quindi la parte didattica – e la coscienza – è salva. Non bisogna creare dei settori, ma buttare giù un’ idea, crederci e fare proseliti, e io spero di avere ancora il tempo per riuscirci, perché il mio progetto è abbastanza lungo e di nicchia, ma meglio nicchia che niente; certo, se si potesse ogni volta avere quattrocento persone  in un teatro, per una cosa che non ha scopi commerciali, ma è puramente di spirito, sarebbe fantastico! In fondo il denaro mi serve solo per permettermi di realizzare alcuni propositi… non sono diventato ricco prima figuriamoci ora cosa mi interessa!

A me non sembra così difficile se… scatta la scintilla!

 

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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