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SIAE addio? Decentralizzare per digitalizzare – INTERVISTA all’Avv. Tramacere

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Siae
Un momento della conferenza sul diritto d'autore alle selezioni dei giovani di Area Sanremo.
Voto Autore

di Tiziana Pavone

Siae, nel bene e nel male, in bocca a molti in questi ultimi periodi… di questi tempi bisogna ammettere che la parola decentralizzare va di moda.

Cosa c’è sotto? Mentre in rete si festeggia a torto la fine del monopolio Siae, i futuri uffici territoriali che dovrebbero sostituirla non saranno altrettanto garanti e per espletare i compitini al meglio, dovranno di fatto rivolgersi proprio alla… Siae! Che resta l’unico ente capace di un controllo a tappeto su tutto il territorio italiano. In parole povere “Una impresa locale, che avesse sede in una città del nord non riuscirebbe mai a controllare ciò che avviene in una città del sud!” – così ci racconta in esclusiva l’ avvocato Giorgio Tramacere, che da lunga data si occupa di diritto d’autore. E’ lui il protagonista di questa intervista che inaugura la nostra rubrica dedicata al tema Musica e Diritto.

Tenteremo ancora di capire qualcosa di più di un argomento spinoso e importante come quello dei diritti degli autori musicali, in compagnia di addetti ai lavori che man mano si alterneranno come ospiti di Fare Musica e Dintorni. Vediamo ora quali sono gli Effetti della Direttiva 2014/26 UE in tema perlappunto di diritto d’autore

E’ davvero finito il monopolio Siae? Che cosa è cambiato con la Direttiva Europea 2014/26?

Lo scorso 26 febbraio 2014 la Comunità Europea ha emesso una nuova Direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multi-territoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno. Questa direttiva impone agli stati membri di ammodernare il funzionamento delle società collettive (le cosiddette società di collecting) che gestiscono i diritti d’autore e i diritti connessi degli associati. Le statuizioni della Direttiva dovranno essere recepite dagli stati membri entro il 10 aprile 2016. E’ bene subito precisare che l’obiettivo di questa direttiva, non è, come si dice, tanto quello di abbattere il monopolio SIAE, ma quello di creare un mercato unico digitale del diritto d’autore e dei diritti connessi sulle opere fruibili online e disciplinare le piattaforme che offrono un servizio di musica sul web. L’approvazione di questa direttiva ha dato inizio ad una serie di proclami e a grandi festeggiamenti in rete per “la fine del monopolio SIAE” sul diritto d’autore. In realtà, questi festeggiamenti, talvolta goliardici, oltre ad essere fuori luogo, dimostrano che sull’argomento vi è una grande confusione.

Quali sono le novità introdotte dalla Direttiva?

Il legislatore dell’Unione Europea con la Direttiva 2014/26 ha voluto migliorare l’efficienza degli organismi di gestione collettiva (c.d. collecting societies) del diritto d’autore e dei diritti connessi e garantire una tutela ancora maggiore di tali diritti nell’ambito della libera circolazione di beni e servizi nel contesto del mercato unico europeo. Ha anche introdotto la concessione di licenze multiterritoriali per lo sfruttamento online di opere musicali, in una prospettiva sempre più transnazionale. Le difficoltà che i vari paesi dovranno affrontare saranno: l’armonizzazione delle diverse normative nazionali che disciplinano il funzionamento e la gestione delle collecting societes, le inefficienze pratiche nella gestione dei diritti d’autore e dei diritti connessi nell’ambito degli vari mercati interni, la mancanza di trasparenza ed efficienza nelle procedure di ripartizione dei compensi agli aventi diritto, la mancata concessione di licenze di diritti sulle nuove piattaforme digitali e infine il fenomeno della pirateria. Nella Direttiva, infatti, vengono introdotte regole comuni di funzionamento di tutte le collecting societies, che migliorano gli standard di funzionamento e di trasparenza. Per esempio viene imposto alle collecting societies di specificare tutti gli importi da ripartire per le diverse categorie di diritti e per le singole utilizzazioni. Un’altra novità introdotta dalla Direttiva è che gli autori potranno iscriversi contemporaneamente a diverse società di gestione collettiva affidando, per esempio, la gestione dei diritti derivanti dall’utilizzo della canzone ad una società e la gestione dei diritti derivanti dall’utilizzo di un’opera letteraria ad un’altra collecting society. Oggi invece questo non si può fare perché gli iscritti alla SIAE devono assegnare da Statuto alla stessa SIAE la gestione di tutti i diritti per tutte le proprie opere.

Quali effetti avrà questo provvedimento sulle società di gestione collettiva dei diritti d’autore?

Non dobbiamo dimenticare che le collecting societies hanno per oggetto, per loro natura, la tutela di due interessi contrapposti e complementari: da una parte quella dell’autore di monitorare lo sfruttamento economico da parte di terzi delle proprie opere (per es. radiofonia, televisione, reti informatiche, satelliti ecc); dall’altra, quella dell’utilizzatore di tali opere di potersi rivolgere a un unico interlocutore per ottenere le licenze di utilizzazione delle opere medesime. Le collecting societies, per poter operare in modo capillare ed efficace sui vari territori, operano di fatto (o per legge) in regime di esclusività e di monopolio, e ciò anche se in contrasto con gli artt. 102 e 106 del Trattato sull’Unione Europea che disciplinano la libera concorrenza e che considerano il monopolio come una situazione patologica all’interno di un mercato. Addirittura, nonostante tali articoli considerino il monopolio come un’anomalia, la stessa Corte di Giustizia dell’Unione Europea in una recente sentenza del 27 febbraio 2014 (causa n. C-351/12) ha ritenuto legittimo il regime di monopolio delle società di gestione dei diritti. Tale pronuncia ha stabilito, infatti, che il monopolio accordato dalla legge ceca all’OSA è compatibile con la libera prestazione dei servizi.

La Direttiva mette fine al regime di monopolio della SIAE?

No assolutamente. La direttiva non tocca in alcun modo il monopolio, in quanto nessuna delle Direttive comunitarie ha mai modificato un regime di monopolio. Soltanto una legge dello Stato potrà eventualmente mettere fine al monopolio e abrogare l’art. 180 della Legge sul diritto d’autore. Oggi, anche dopo l’approvazione della Direttiva, il monopolio della SIAE rimane, per fortuna, ben saldo. In Italia, l’attività di intermediazione è ancora riservata per legge alla SIAE in via esclusiva. L’autore, comunque, se non vuole aderire alla SIAE, oggi è libero di iscriversi ad altre Società di autori di Paesi stranieri. Nessuno lo obbliga perché l’adesione alla SIAE è libera e volontaria. A ben vedere questa possibilità riconosciuta agli autori italiani di iscriversi anche ad altre collecting societies straniere, che possono operare anche all’interno dello stato italiano, è già una situazione che comprime e fa venir meno il regime di monopolio SIAE. Ritengo, comunque, che alla luce della Direttiva una riorganizzazione strutturale della SIAE sarà necessaria e improrogabile. Il legislatore dovrà approfittare dell’occasione per mettere mano ad una riforma strutturale della SIAE anche spacchettando le sezioni a seconda dei settori e dei diritti. Dovranno essere ripensate anche le norme dello Statuto della SIAE e il suo ruolo e ciò, nell’ottica di un’armonizzazione comunitaria e soprattutto dei nuovi modelli di sfruttamento economico dei diritti in relazione alle nuove tecnologie. In ogni caso, non penso proprio che la liberalizzazione selvaggia della gestione dei diritti e l’abolizione del regime di monopolio potrà giovare agli associati. Anzi, sono sicuro che la liberalizzazione e la presenza di più collecting societies private, all’interno dello stesso paese, creerà una giungla selvaggia che permetterà agli utilizzatori delle opere di non pagare i diritti, o quantomeno di sospendere o ritardare i pagamenti proprio per la confusione che si genererà a individuare l’interlocutore per ottenere le licenze di utilizzazione delle opere sul territorio. Inoltre, ritengo che nessuna nuova collecting societies sarà in grado di gestire autonomamente i diritti per conto dei propri associati e ciò per la mancanza di strutture, di uffici periferici, di personale e di software. In questa prospettiva, le nuove collecting societies, se vorranno sopravvivere e raccogliere efficacemente i diritti dei propri associati, dovranno necessariamente rivolgersi alla SIAE conferendo alla stessa un mandato, analogo a quelli già sottoscritti da SCF e AFI per i diritti connessi.

L’intervista è stata realizzata il 3 febbraio 2015.

Commento su Faremusic.it

6 COMMENTS

  1. Brava Tizi…bella intervista, molto interessante e bravo Tramacere per la chiarezza!

  2. Salve,

    per cortesia, mi interesserebbe sapere, anche se forse la domanda è fuori tema, se le società che operano in territorio straniero come la SIAE opera in Italia, fanno pagare una quota d’iscrizione annuale ai propri iscritti. Visto che la Siae sul diritto maturato dal proprio iscritto già trattiene una percentuale, trovo assurdo e tragicamente italiano far pagare una quota di iscrizione annuale che si aggira sui 150-160 eu !

    Grazie per la risposta

    Pier Michelatti

  3. Bella e utile intervista. È una bella occasione ma penso che noi italiani saremo capaci di impastare il solito polpettone che incasinerà ancora di più le cose di come lo sono adesso. Vedremo.

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